Addio ad Alvaro Vitali, il Pierino che fece ridere l’Italia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Alvaro Vitali, il volto irriverente della commedia sexy all’italiana, si è spento ieri a Roma a 75 anni. A ucciderlo, una broncopolmonite recidiva contro cui aveva lottato nelle ultime settimane, dopo aver lasciato il ricovero con la speranza di riprendersi tra le mura di casa. La sua carriera, lunga oltre 150 film, lo aveva reso un’icona popolare: dai ruoli scanzonati di Pierino, che lo resero celebre negli anni ’70, alle imitazioni grottesche come quella di Jean Todt, che lo fecero apprezzare anche dalle nuove generazioni.

Nato il 3 febbraio 1950, Vitali era un comico dalla spontaneità disarmante, capace di trasformare la fisicità goffa e gli sguardi strabici in un marchio di fabbrica. «Fellini mi prese perché sapevo fischiare come il merlo», raccontava spesso, ricordando con affetto il regista che lo lanciò. «Mi diceva: esagera, Alvaruccio, esagera!». E lui, infatti, non si tratteneva mai: tra doppi sensi, peti fragorosi e battute sopra le righe, diventò il simbolo di un’epoca in cui il cinema italiano rideva di sé stesso, senza filtri.

Ma dietro le risate, c’era anche un’amarezza che Vitali non nascondeva. Nell’ultima intervista a Oggi, aveva confessato il dolore per la fine della relazione con Stefania Corona: «Forse l’ho ferita». E poi, l’accorato sfogo contro l’abbandono di molti colleghi, incluso Lino Banfi, con cui aveva condiviso anni di successi. «Mi hanno lasciato solo», aveva ammesso, senza però perdere quella autoironia che lo caratterizzava.

Il suo personaggio più celebre, Pierino, lo aveva reso immortale: un monello che sbirciava dai buchi delle serrature, combinando guai e strappando risate. Ma Vitali, pur legato a quel ruolo, non si era mai fermato. Aveva sperimentato teatro, televisione e persino la musica, dimostrando una versatilità spesso sottovalutata.

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