Tecnico della videosorveglianza indagato per il revenge porn ai danni di Stefano De Martino
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Roma. Le immagini, sottratte l’estate scorsa dal circuito interno dell’abitazione di Caroline Tronelli – all’epoca fidanzata del noto conduttore televisivo – hanno iniziato a circolare in rete nel giro di poche ore, alimentando una catena di condivisioni che né la rimozione tempestiva né l’intervento del Garante della privacy sono riusciti a fermare del tutto. La Procura di Roma, dopo mesi di accertamenti tecnici e verifiche sui log di accesso, ha iscritto nel registro degli indagati un nome: si tratta di un addetto alla manutenzione, colui che per anni ha avuto le chiavi – metaforiche ma anche reali – del sistema informatico di sorveglianza. L’ipotesi investigativa è chiara: l’uomo, che conosceva le password perché incaricato della revisione degli impianti, avrebbe conservato le credenziali per entrare illegalmente nel server domestico, carpendo video privati per poi diffonderli sul web.
L’accesso abusivo e il movente del “tecnico infedele”
Contrariamente a quanto si era ipotizzato nelle primissime fasi dell’inchiesta, non si è trattato di un attacco hacker dall’esterno. Le indagini della Polizia postale, come riportato da più fonti investigative, hanno escluso una violazione informatica ex abrupto: il sistema di videosorveglianza non è stato “bucato” da remoto, ma tradito dall’interno. Il sospettato, che aveva eseguito la manutenzione del circuito negli anni precedenti, avrebbe semplicemente riutilizzato la password di accesso alla rete Wi-Fi, un gesto che trasforma un rapporto fiduciario in un’occasione di reato. Gli inquirenti ritengono che il tecnico fosse consapevole di ciò che stava registrando, concentrandosi proprio sui momenti di intimità della coppia. La posizione dell’uomo si è ulteriormente aggravata quando gli investigatori hanno accertato che il filmato non solo è stato prelevato, ma anche pubblicato e probabilmente ceduto a piattaforme esterne.
La strategia legale e la devoluzione del risarcimento in beneficenza
La difesa della parte lesa, affidata agli avvocati Angelo e Sergio Pisani, ha impostato una strategia che procede su due binari paralleli: da un lato il rigoroso perseguimento penale di tutti i soggetti coinvolti nella filiera della diffusione; dall’altro una scelta simbolica di rottura sul piano civile. De Martino, attraverso i legali, ha infatti annunciato che l’intero ammontare del risarcimento danni ottenuto nella causa contro i responsabili sarà devoluto in beneficenza, devoluto specificamente ad associazioni impegnate nella lotta contro i reati informatici e il cyberbullismo. Nessuna cifra è stata ovviamente resa nota in questa fase, ma la dichiarazione ha lo scopo di trasformare una vicenda di violenza privata in un’azione di sensibilizzazione collettiva, lontana dalla logica del mero ristoro economico.
La responsabilità penale per la condivisione e l’allarme dei legali
Un aspetto spesso sottovalutato, in questi casi, riguarda l’utente comune: la Procura di Roma sta monitorando non solo chi ha materialmente rubato il video, ma anche chi ne ha favorito la propagazione. La condivisione del contenuto, anche tramite messaggistica istantanea o gruppi privati, configura l’ipotesi di revenge porn, esponendo i responsabili a conseguenze penali concrete. Per questo, i difensori del conduttore hanno lanciato un monito chiaro a chiunque fosse ancora in possesso delle immagini: cestinare immediatamente il file, perché ogni ulteriore diffusione sarà individuata e punita. La vicenda, insomma, ha smesso di essere una mera cronaca di gossip per assumere i contorni di un caso giudiziario complesso, dove la tecnologia diventa complice e la violazione della privacy si paga a caro prezzo.




