Milano Cortina 2026, cala il sipario: l’Italia incassa trenta medaglie e i complimenti del Cio
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Redazione Sport
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Con la cerimonia di chiusura all’Arena di Verona, uno spettacolo che ha voluto essere un omaggio al melodramma e alla cultura italiana, si sono ufficialmente conclusi i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Diciassette giorni di competizioni iniziati il 6 febbraio, che hanno visto sfidarsi su ghiaccio e neve atleti provenienti da ogni angolo del pianeta, hanno trovato il loro epilogo nella suggestiva cornice dell’anfiteatro romano, dove la fiamma olimpica è stata simbolicamente spenta per lasciare spazio al passaggio di consegne alla Francia, prossima ospitante dell’edizione del 2030 sulle proprie Alpi -5. Una cerimonia che, al di là del folklore e dello spettacolo offerto da artisti come Achille Lauro e Gabry Ponte, ha rappresentato il momento ufficiale per tracciare le somme di un evento che, numeri alla mano, ha superato le più ottimistiche delle previsioni della vigilia -5.
Il dato più eclatante, quello che resterà negli almanacchi dello sport azzurro, è il bottino di trenta medaglie conquistato dal team Italia, un risultato che vale il quarto posto nel medagliere complessivo e che ha spinto il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, a parlare apertamente di “Olimpiade da trenta e lode” -6. Un successo che non è nato per caso, ma che affonda le radici in un movimento sportivo in chiaro crescita, capace di esprimersi al massimo livello in molteplici discipline: si pensi alle due medaglie d’oro di Francesca Lollobrigida nel pattinaggio di velocità, alle due di Federica Brignone tra slalom gigante e supergigante, o ancora ai trionfi di Lisa Vittozzi nel biathlon e di Arianna Fontana nello short track, senza dimenticare le affermazioni corali nello slittino e nello snowboard cross -2-7. Trenta podi che rappresentano un traguardo storico e che certificano come, al netto delle sconfitte e delle delusioni inevitabili in una competizione di questo livello, l’Italia abbia saputo recitare un ruolo da protagonista assoluta.
Oltre ai risultati sportivi, ciò che ha colpito gli osservatori internazionali è stata la macchina organizzativa messa in campo. La Fondazione Milano Cortina, presieduta da Giovanni Malagò e guidata dall’ad Andrea Varnier, ha ricevuto una standing ovation al termine della sua esposizione davanti alla 145esima sessione del Comitato Olimpico Internazionale -1-6. Un plauso che, nelle parole degli stessi vertici del Cio, rappresenterebbe un unicum nella storia delle sessioni, a testimonianza di come il lavoro svolto abbia convinto anche i più scettici. Malagò, nel corso della conferenza stampa finale, non ha mancato di sottolineare come questi Giochi, nati in un contesto di “anni complicati” e costretti a fare di necessità virtù, abbiano dimostrato la validità del modello diffuso su un territorio di oltre 22mila chilometri quadrati, un’eredità organizzativa che potrebbe fare scuola per le edizioni future -1-6.




