Bere acqua in bottiglia di plastica, l'allarme di Bassetti: "Come ingerire una carta di credito a settimana"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
L'immagine, volutamente cruda e immediata, di una carta di credito che, frammentata in particelle invisibili, finisce nel nostro organismo ogni sette giorni, riassume efficacemente la portata di un'allerta lanciata dall'infettivologo Matteo Bassetti. Il professore, noto al grande pubblico anche per le sue posizioni durante la recente emergenza sanitaria, ha utilizzato i propri canali social per richiamare l'attenzione su una consuetudine tanto radicata quanto potenzialmente insidiosa: il consumo regolare di acqua contenuta in bottiglie di plastica. Se da tempo la letteratura scientifica segnala il fenomeno del rilascio di microplastiche, l'intervento dell'espetto del San Martino di Genova ha il pregio di riportare la questione all'attenzione dell'opinione pubblica, utilizzando un paragone che, per la sua concretezza, colpisce l'immaginario comune e costringe a una riflessione.
Il meccanismo del rilascio delle particelle
Bassetti, nel suo intervento, ha preliminarmente chiarito un aspetto fondamentale, sfatando una convinzione piuttosto diffusa: il pericolo non risiede nell'ingerire i frammenti di plastica staccati dall'etichetta o dal tappo, bensì nelle microparticelle che il liquido stesso assorbe dal contenitore, il quale, com'è noto, viene prodotto a partire dal petrolio. È proprio il contatto prolungato, unito a condizioni come l'esposizione alla luce solare o a fonti di calore – situazioni che si verificano frequentemente durante il trasporto o lo stoccaggio – ad accelerare questo processo di migrazione, che avviene in maniera del tutto impercettibile ai nostri sensi. Il risultato, come sottolineato dall'infettivologo, è l'accumulo nel Corpo di una quantità di materiale sintetico il cui impatto a lungo termine è ancora oggetto di studio.
Le alternative praticabili per un consumo più sicuro
Di fronte a questo scenario, che non va interpretato in termini di emergenza ma di prevenzione, l'esperto indica con chiarezza delle soluzioni alternative, più sicure e altrettanto accessibili. La prima, e più raccomandabile, è il ricorso all'acqua dell'acquedotto, laddove le caratteristiche organolettiche e la sicurezza della rete idrica lo consentano; una scelta che, oltre a eliminare il problema alla fonte, comporta un beneficio ambientale evidente, riducendo la produzione di rifiuti. La seconda opzione proposta è quella di preferire, qualora si opti comunque per l'acqua minerale, il confezionamento in bottiglie di vetro, materiale inerte che non cede alcuna sostanza al suo contenuto e che si presta a un riciclo più efficace e circolare, limitando così l'inquinamento da plastica che affligge gli ecosistemi.
Un'analisi che si inserisce in un filone di ricerca consolidato
Sebbene l'intervento di Bassetti possa apparire come una novità assoluta ai più, la sua analisi si colloca in un solco tracciato da anni di ricerche scientifiche internazionali, le quali hanno progressivamente quantificato la pervasività delle microplastiche nella catena alimentare. Quello studio citato qualche anno fa, che per primo utilizzò la metafora della carta di credito, non era dunque un'iperbole isolata, bensì il primo di una serie di lavori che, anzi, sembrano suggerire come le stime iniziali potrebbero essere state addirittura conservative. La continua conferma di quei dati impone, pertanto, una crescente consapevolezza nei comportamenti individuali, spingendo verso scelte d'acquisto più informate e responsabili.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
