Influenza K, sintomi lunghi e andamento bifasico: l'allarme di Bassetti

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La stagione influenzale, che ormai avvicina il suo picco a un milione di casi, sta mostrando un volto particolarmente insidioso, complici gli incontri e le occasioni sociali delle festività natalizie, veri e propri vettori di contagio. A dominare la scena, soppiantando gli altri ceppi in circolazione, è la variante K del virus A/H3N2, un sottoclade la cui aggressività si misura non solo nel numero di persone colpite, ma soprattutto nella durata e nell'intensità dei sintomi, che possono protrarsi, come avverte Matteo Bassetti, direttore delle Malattie infettive del policlinico San Martino di Genova, anche per otto o nove giorni, un lasso di tempo superiore alla norma. Il quadro clinico, del resto, è reso più complesso da una sintomatologia gastrointestinale – che include vomito, diarrea e forti dolori addominali – la quale si aggiunge ai classici segnali respiratori, colpendo in modo significativo, anche la pancia dei pazienti e rendendo il decorso della malattia particolarmente debilitante.

Il caratteristico andamento a due fasi

Proprio Bassetti, richiamando l'attenzione su un aspetto peculiare di questa ondata, sottolinea come l'influenza K abbia un "andamento bifasico", una definizione che racchiude l'esperienza di molti di coloro che ne vengono colpiti. Dopo un primo, violento picco febbrile, si registra infatti un apparente e breve miglioramento, una tregua ingannevole che spesso induce a sottovalutare la condizione, per poi assistere a un repentino ritorno della febbre alta, con tutto il corredo di malessere generale. Questo andamento, che rende difficile sia la gestione domestica della malattia sia la prognosi, è uno degli elementi che concorrono a delineare un profilo virale più tenace del solito, il quale richiede una vigilanza maggiore e un approccio cauto, evitando di considerare concluso l'episodio ai primi segnali di remissione.

L'attesa per il bollettino e il peso delle feste

La settimana tra Natale e Santo Stefano, definita dallo stesso infettivologo "tosta", ha verosimilmente accelerato la diffusione del virus, sebbene la conferma ufficiale dell'impennata arriverà soltanto con la pubblicazione del bollettino settimanale della sorveglianza RespiVirNet dell'Istituto superiore di sanità, atteso per lunedì 29 dicembre. La pausa tecnica della sorveglianza, dovuta al giorno festivo, ha creato un inevitabile vuoto informativo, lasciando gli esperti nell'attesa di quantificare con precisione l'impatto reale che gli eventi conviviali e gli spostamenti hanno avuto sulla curva epidemica. Quel che è certo, comunque, è che la circolazione del sottoclade K, noto per la sua elevata contagiosità, ha trovato terreno fertile nella densità dei contatti umani tipica del periodo, preparando il terreno per un gennaio che potrebbe vedere ancora molti costretti a letto.

Cosa sapere sulla variante dominante

La variante K, che gli addetti ai lavori monitorano con attenzione, rappresenta dunque l'evoluzione più recente e predominante del virus influenzale di tipo A, caratterizzandosi per una capacità di diffusione che spiega, in parte, la rapidità con cui sta crescendo il numero di casi in tutta Italia. La sua aggressività, d'altronde, non si misura soltanto nella facilità con cui passa da un individuo all'altro, ma si concretizza in quella durata prolungata della malattia e in quel decorso a due tempi che costringono a un periodo di convalescenza più lungo, con evidenti ripercussioni sulla vita quotidiana e lavorativa. Rimangono valide, naturalmente, le principali misure di prevenzione, dal lavaggio frequente delle mani alla prudenza nei contesti affollati, soprattutto per le categorie più fragili, mentre la sorveglianza epidemiologica continuerà a tracciare la rotta di questa onda influenzale che, per molti, non accenna ancora a ritirarsi.

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