L'influenza australiana e i nuovi sintomi intestinali, l'allarme di Bassetti

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Mentre un brusco calo delle temperature caratterizza l’inizio della stagione invernale, i medici di base, i quali per primi intercettano il malessere dei cittadini, stanno osservando un’anomalia nel quadro clinico dell’influenza. Accanto ai classici disturbi respiratori, infatti, si registra con frequenza insolita la comparsa di forti dolori addominali, nausea e vomito, sintomi che ricordano da vicino una gastroenterite e che stanno diventando una cifra distintiva di questa ondata. Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive dell’ospedale policlinico San Martino di Genova, conferma senza mezzi termini che «quest'anno potrebbe darsi che siamo di fronte a un'influenza più intestinale e meno respiratoria», una tendenza che, sebbene inusuale, sembra caratterizzare il profilo del virus in circolazione.

I dati del contagio e la variante australiana

La rapidità con la quale il virus si sta diffondendo delinea un trend preoccupante, con numeri che crescono a un ritmo superiore a quello registrato nelle ultime annate. In Piemonte, per dare un’idea della portata del fenomeno, i contagi da infezioni respiratorie hanno toccato quota 190 mila da ottobre, di cui 38 mila nell’arco dell’ultima settimana. Questo andamento, che Bassetti non esita a definire come il preludio di una delle peggiori epidemie degli ultimi anni, è guidato dalla cosiddetta variante australiana, la quale, oltre a mostrare una contagiosità elevata, si manifesta con quei sintomi gastrointestinali che stanno colpendo molti. «Nelle prossime settimane», prosegue l’infettivologo, «avremo una crescita costante di più di un milione di malati alla settimana», un’ondata che rischia di mettere a dura prova gli ospedali.

La corsa alle vaccinazioni e le fasce più vulnerabili

Di fronte a uno scenario così dinamico, diverse regioni hanno intensificato le operazioni di immunizzazione, puntando a proteggere con tempestività i soggetti più esposti a complicanze. La Lombardia, per esempio, sta potenziando la sua campagna vaccinale, consapevole che la protezione richiede alcune settimane per svilupparsi pienamente e che, quindi, agire con anticipo è fondamentale. L’obiettivo principale rimane quello di schermare gli anziani, le persone affette da patologie croniche e tutti coloro il cui sistema immunitario potrebbe non reggere l’impatto con un ceppo virale così aggressivo, il quale, pur non avendo mostrato finora un’elevata letalità, può condurre a ricoveri prolungati.

Il quadro nazionale e la risposta del sistema sanitario

A livello nazionale, i dati aggregati dal sistema di sorveglianza RespiVirNet parlano di 1,7 milioni di italiani già colpiti, un dato che fotografa un’epidemia partita con insolito vigore. La preoccupazione degli infettivologi, i quali sottolineano come questi sintomi intestinali non debbano essere sottovalutati, non è tanto legata alla gravità del singolo caso, ma al volume complessivo di malati che potrebbe generarsi in poche settimane. L’invito, pertanto, è quello di non trascurare alcuna manifestazione sospetta e di ricorrere alla vaccinazione, uno strumento che, sebbene non garantisca l’immunità assoluta, riduce in maniera significativa il rischio di forme severe della malattia.

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