Influenza 2025, Bassetti: "Aumentano i casi con sintomi intestinali"

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L'influenza stagionale, che quest'anno sembra aver anticipato i suoi consueti ritmi, sta mostrando un volto inedito e per molti versi più insidioso, caratterizzato da una sintomatologia che colpisce in modo marcato l'apparato gastrointestinale. Molti medici di base, infatti, segnalano un numero crescente di pazienti alle prese con forti dolori addominali, nausea e vomito, un quadro clinico che assomiglia più a un'intossicazione alimentare che alla classica forma respiratoria e che sta attirando l'attenzione degli specialisti. Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive dell'ospedale policlinico San Martino di Genova, conferma senza mezzi termini questa tendenza, sottolineando come tali manifestazioni siano state riscontrate con una frequenza insolita nelle ultime settimane e possano rappresentare uno dei tratti distintivi del virus in circolazione. "Quest'anno potrebbe darsi che siamo di fronte a un'influenza più intestinale e meno respiratoria", ha osservato il virologo, delineando uno scenario che si discosta dai pattern abituali.

I dati nazionali e il quadro epidemiologico

Il contesto generale, del resto, giustifica un'attenzione particolare. Secondo il bollettino dell'Istituto Superiore di Sanità, relativo alla settimana dal 10 al 16 novembre, si è registrata una lieve crescita nell'incidenza delle infezioni respiratorie acute, le quali hanno toccato i 7,91 casi per mille assistiti, un valore in aumento se paragonato ai 7,64 della settimana precedente. In numeri assoluti, ciò si traduce in 446.483 nuovi casi, che vanno a ingrossare un totale di circa 2.185.451 contagi dall'inizio del monitoraggio. Sebbene il livello non appaia ancora estremamente allarmante, l'impressione tra gli addetti ai lavori è che si tratti solo della punta di un iceberg destinato a espandersi rapidamente. Bassetti, la cui analisi non lascia spazio a facili ottimismi, prevede "nelle prossime settimane una crescita costante di più di un milione di malati alla settimana", un'ondata che, se confermata, rischierebbe di configurare "una delle peggiori epidemie degli ultimi anni".

La peculiarità dei sintomi e le osservazioni sul territorio

A rendere particolare questa stagione influenzale non è soltanto il suo andamento precoce e numericamente aggressivo, ma proprio la natura dei sintomi che la contraddistinguono. I sanitari, specialmente in regioni come il Lazio, si trovano a gestire un afflusso di persone che lamentano disturbi gastrointestinali severi, spesso accompagnati soltanto da poche linee di febbre, un dettaglio che inizialmente potrebbe trarre in inganno. Questa caratteristica, se da un lato complica la diagnosi immediata, dall'altro impone una riflessione sulla virulenza e sulle mutazioni dei ceppi in circolazione, i quali sembrano aver privilegiato un tropismo per l'apparato digerente. Se ne vedono molti, di casi, che presentano un corteo sintomatologico atipico e debilitante, il quale costringe a letto con una violenza inaspettata.

L'importanza della vaccinazione come strumento di difesa

In un quadro epidemiologico così dinamico e potenzialmente severo, la vaccinazione antinfluenzale si conferma come la misura di prevenzione più efficace e razionale. La campagna vaccinale, il cui avvio coincide tradizionalmente con il mese di novembre, rappresenta una finestra temporale cruciale per costruire una barriera immunitaria prima del picco epidemico, che quest'anno è atteso con apprensione. Proteggersi adesso, infatti, significa non solo ridurre il rischio individuale di contrarre l'infezione nelle sue forme più gravi, ma anche alleggerire il carico di lavoro sui presidi sanitari, i quali potrebbero trovarsi in seria difficoltà nell'affrontare un'impennata di ricoveri. La vaccinazione, dunque, si configura come un atto di responsabilità personale e collettiva, un presidio fondamentale per contenere gli effetti di un virus che si dimostra ogni anno imprevedibile.

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