Bassetti spiega i farmaci per l'influenza K, stop agli antibiotici fai da te

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Salute Redazione Salute   -   Nel cuore del picco influenzale, che le riaperture scolastiche e i freddi mattutini, i quali riducono le difese delle prime vie aeree, stanno contribuendo a spingere verso numeri importanti, il professor Matteo Bassetti, direttore del reparto malattie infettive del policlinico San Martino di Genova, offre chiarezza sull'approccio terapeutico più corretto. La variante in circolazione, che presenta una certa capacità di sfuggire alla copertura vaccinale, sta mettendo a letto moltissime persone, con sintomi che includono febbre molto alta, tosse persistente e disturbi gastrointestinali, in un panorama dove i casi nazionali hanno superato abbondantemente gli ottocentomila solo nell'ultima settimana. Una situazione, questa, che ha visto anche molti ascolani costretti a letto durante le festività, come confermato dal direttore del Dipartimento di Prevenzione dell'Ast di Ascoli Piceno, il quale prevede che il picco sia ormai imminente.

Paracetamolo, ibuprofene e cortisone: istruzioni per l'uso

Bassetti, intervenendo sul tema, ha ribadito con forza le differenze d'azione e le indicazioni dei principi attivi più comunemente utilizzati, smentendo nel contempo alcune credenze diffuse. "Il paracetamolo", ha spiegato l'infettivologo, "ha una funzione che è quella di essere un antipiretico". Contro coloro che sostengono l'inefficacia del farmaco in presenza di febbre alta, definendo simili affermazioni "idiozie o cose buttate così da chi non conosce il metodo scientifico", il professor Bassetti ne conferma dunque il ruolo primario nel controllo della temperatura rea. Per quanto riguarda l'ibuprofene, esso possiede invece una marcata azione antinfiammatoria, mentre il cortisone rappresenta una risorsa da impiegare con particolare cautela e solo in specifiche circostanze, su valutazione medica, data la sua potenza e il suo profilo di effetti collaterali.

La questione dei decessi e l'errore degli antibiotici

Pur senza negare la rilevanza clinica dell'influenza K, che non deve essere considerata una patologia banale, Bassetti ha smorzato i toni allarmistici che a volte hanno accompagnato la sua diffusione. I decessi correlati al virus, ha precisato, sono un fenomeno purtroppo comune a tutti i ceppi influenzali stagionali e non costituiscono una peculiarità di questa variante. Un punto fermo nel suo discorso, inoltre, è stato l'invito a evitare categoricamente il fai da te con gli antibiotici, farmaci totalmente inefficaci contro i virus e il cui uso improprio contribuisce al grave problema dell'antibiotico-resistenza. Il messaggio è chiaro: di fronte a febbre che può toccare anche i 40 gradi, la risposta non è l'autoprescrizione di questi medicinali, bensì il ricorso ai sintomatici appropriati e, se necessario, il consulto con il proprio medico.

Il quadro epidemiologico e l'importanza della corretta gestione

Il contesto in cui si inseriscono queste raccomandazioni è quello di una stagione influenzale ancora molto attiva, destinata a proseguire per diverse settimane con un carico significativo sulle famiglie e sul sistema sanitario. La combinazione di fattori climatici, la circolazione di virus gastroenterici e la presenza di questo ceppo influenzale particolarmente contagioso creano un mix che richiede una gestione consapevole. La chiave, come delineato dall'esperto, risiede proprio nella distinzione tra i diversi farmaci sintomatici, nel loro utilizzo mirato per tenere a bada i sintomi più debilitanti e nell'evitare pratiche terapeutiche inefficaci e dannose, lasciando che il decorso naturale dell'infezione, supportato dalle cure adeguate, faccia il suo corso.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.