Smotrich dà il via libera a 3.401 colonie in Cisgiordania: "Piano che seppellirà lo Stato palestinese"
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Redazione Esteri
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Mentre la guerra a Gaza prosegue tra bombardamenti e una crisi umanitaria che ha spinto oltre cento organizzazioni a chiedere con urgenza l’apertura di corridoi per gli aiuti, il governo israeliano ha compiuto un passo che molti osservatori considerano irreversibile. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, esponente di spicco dell’ultradestra, ha approvato un piano per la costruzione di 3.401 nuove abitazioni destinate ai coloni nell’area E1 della Cisgiordania, a est di Gerusalemme. Un progetto che, nelle sue stesse parole, mira a “seppellire l’idea di uno Stato palestinese”.
La decisione, presa in un momento in cui i negoziati per una soluzione a due Stati appaiono più fragili che mai, rischia di compromettere definitivamente la contiguità territoriale tra Gerusalemme Est e il resto della Cisgiordania, frammentando ulteriormente i territori palestinesi. L’Unione europea ha già espresso forti preoccupazioni, definendo il piano una violazione del diritto internazionale e un ostacolo insormontabile alla pace. Ma Tel Aviv, sostenuta dalla presidenza di Donald Trump – che nel 2019 riconobbe la sovranità israeliana sugli altipiani del Golan – sembra intenzionata a procedere senza tentennamenti.
Intanto, la situazione a Gaza rimane drammatica. Il cardinale Matteo Zuppi, inviato del governo italiano, ha ricordato i nomi dei 12.000 bambini uccisi nel conflitto, un gesto simbolico che però non si è tradotto in un cambio di rotta della diplomazia italiana, finora silenziosa sulle nuove colonie. Le organizzazioni umanitarie, dal canto loro, continuano a denunciare il blocco degli aiuti e le condizioni disumane in cui versano i civili, strette tra la fame, le malattie e la distruzione.




