Cisgiordania, nuova notte di violenze dei coloni: incendiata una moschea e due case nel villaggio di al-Tuwani
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Redazione Esteri
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La Cisgiordania, teatro di una tensione ormai endemica che non accenna a placarsi, ha vissuto un'altra notte di scontri e devastazioni: un gruppo di coloni israeliani, agendo con il volto coperto e proveniente dall'avamposto di Havat Ma'on, ha fatto irruzione nel villaggio di al-Tuwani, situato nell'area di Masafer Yatta, lo stesso territorio reso tragicamente noto dal documentario premio Oscar "No Other Land".
L'assalto, verificatosi nella notte tra il 18 e il 19 luglio, ha avuto come obiettivo le abitazioni di alcune famiglie palestinesi e il luogo di culto del villaggio, con un bilancio che include ingenti danni materiali e il ferimento di quattro palestinesi.
Secondo quanto ricostruito, i coloni hanno utilizzato materiali infiammabili per appiccare il fuoco alla moschea locale e a due case, appartenenti rispettivamente a Kamal Musa Raba'i e Mahmoud Salman Raba'i; le fiamme, che hanno distrutto gran parte degli arredi sacri e causato il crollo di alcune strutture, sono state poi domate dai residenti e dalla protezione civile, ma non prima di aver scatenato un'ondata di terrore e una serie di scontri con l'esercito israeliano, intervenuto sul posto a protezione degli stessi aggressori.
La dinamica dell'attacco e gli obiettivi dei coloni
L'azione, che porta la firma dei coloni dell'insediamento di Havat Ma'on, è stata condotta con una violenza inaudita e una precisa volontà distruttiva: non solo le due abitazioni e la moschea di al-Tuwani sono state date alle fiamme, ma i coloni hanno anche rubato il bestiame e danneggiato numerose altre proprietà, tra cui un veicolo di proprietà di Hisham Saber Harini, e preso di mira la fabbrica di latticini del villaggio.
Secondo quanto riferito dal capo del consiglio del villaggio, Muhammad Raba'i, l'assalto è avvenuto con il sostegno e la protezione delle forze di occupazione israeliane, che hanno circondato l'area per permettere ai coloni di agire indisturbati e hanno poi utilizzato munizioni vere per disperdere i palestinesi che cercavano di difendere le loro case e i loro beni.
Il Ministero degli Affari Religiosi palestinese ha condannato con forza l'accaduto, definendo l'incendio della moschea non come un semplice atto vandalico, ma come un vero e proprio atto terroristico e una pericolosa escalation che mira a trasformare il conflitto in una guerra di religione, finalizzata a forzare lo sfollamento della popolazione locale.
Un'ondata di violenza diffusa in Cisgiordania
L'attacco a Masafer Yatta, per quanto grave, non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in un contesto di violenza crescente e sistematica che ha interessato diverse aree della Cisgiordania nelle stesse ore.
A Nablus, ad esempio, i coloni hanno attaccato la zona di al-Zahra, aggredendo i residenti e danneggiando case e proprietà; poco dopo, un palestinese è stato ferito a una mano in un'aggressione sulla strada che collega Jenin a Nablus, mentre a sud della città di Tell, l'abitazione di Suhaib Radwan, già bersaglio di un attacco in passato, è stata nuovamente data alle fiamme e completamente distrutta.
Anche nella città di Sinjil, ieri, un gruppo di coloni mascherati e armati di bastoni e sassi ha lanciato pietre contro i residenti, che hanno risposto allo stesso modo in uno scontro che ha confermato, secondo il sindaco Moataz Tawafsha, la costante e crescente aggressività degli insediamenti.
La questione della "impunità" e il ruolo dell'esercito
La recrudescenza di questi attacchi, che negli ultimi mesi hanno subito un'intensificazione senza precedenti, viene attribuita dagli osservatori alla sostanziale impunità di cui godono i coloni, un fenomeno che si manifesta anche attraverso la crescente commistione tra i civili armati degli insediamenti e le stesse forze armate israeliane, come testimoniato da diverse organizzazioni umanitarie presenti sul campo.
Già in passato, come nel caso del villaggio di Jinba, sempre a Masafer Yatta, era emerso un copione che si ripete: prima l'assalto dei coloni, poi l'arrivo dell'esercito che, anziché fermare gli aggressori, provvedeva ad arrestare i palestinesi, completando l'opera di distruzione.
In questo contesto, la scelta di dare alle fiamme la moschea di al-Tuwani, un luogo di culto, rappresenta un ulteriore e allarmante salto di qualità nella strategia di pressione sulle comunità palestinesi, finalizzata a minare la loro presenza e la loro vita quotidiana in un territorio conteso.




