Coloni israeliani in Cisgiordania, una violenza che non risparmia gli ulivi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La raccolta delle olive, gesto antico e semplice per eccellenza, si trasforma in un atto di resistenza quotidiana in quella parte di Cisgiordania dove la presenza palestinese è costantemente minacciata. Agricoltori e volontari, alcuni dei quali giunti da lontano come i sei imperiesi tra cui spicca il nome di Susanna Bernoldi, ex insegnante da tempo impegnata in queste terre, rischiano l'aggressione per portare a termine un lavoro che è linfa vitale per l'economia locale. La loro perseveranza, nonostante tutto, si scontra con una violenza sistematica e ripetuta, che non conosce tregua e che colpisce senza distinzione persone e beni, segnando profondamente il territorio e le esistenze di chi lo abita.

Aggressioni a sfondo agricolo

Sabato scorso, diverse aree della Cisgiordania occupata sono state scenario di una nuova ondata di attacchi, i quali hanno preso di mira non solo i contadini palestinesi ma anche attivisti stranieri, veicoli e proprietà, compreso l'edificio di una scuola. Nel villaggio di Tal, a ovest di Nablus, un gruppo di coloni ha aggredito tre donne palestinesi, che hanno riportato ferite tali da richiedere l'intervento della Mezzaluna Rossa; i suoi paramedici, dopo aver prestato le prime cure, le hanno trasportate in ospedale. Questi episodi, che si inseriscono in un contesto già estremamente teso, evidenziano una tattica che mira a logorare la tenacia della popolazione, colpendola nelle sue attività fondamentali e nella sua sicurezza più intima.

La vita ai margini

La tensione si fa sentire in modo particolare in quelle piccole comunità agricole sparse per la Valle del Giordano, dove la vita procede con un ritmo che sembra appartenere a un'altra epoca. Yousef Besharat, un contadino di 47 anni, vive a Khirbet Makhoul con la moglie Najia e i loro dieci figli, dividendo quel lembo di terra con altre tre famiglie imparentate; possiede qualche albero di olive, galline, pecore, capre e qualche asino bianco; una esistenza che, seppur modesta, è continuamente appesa a un filo. "Ci farebbero fuori in una notte", ha dichiarato, sintetizzando con amara chiarezza la percezione di una minaccia costante e la sensazione di una vulnerabilità estrema, che accomuna molti di coloro i quali tentano di resistere sull'antica terra dei propri avi.

Danni al bestiame e alle proprietà

Le aggressioni assumono spesso anche la forma di un danno economico diretto, mirato a indebolire le già precarie fonti di sostentamento. A Hebron, un gruppo di coloni israeliani ha preso d'assalto una fattoria palestinese, dove hanno sparato gas lacrimogeni e ucciso almeno dieci pecore. Le telecamere di sicurezza dell'abitazione hanno documentato l'accaduto, fornendo una testimonianza visiva di quanto accade frequentemente in quelle zone; un episodio che, al di là della violenza immediata, rappresenta un colpo durissimo per una famiglia che da quel bestiame trae di che vivere, in un contesto dove ogni risorsa è preziosa e irrinunciabile.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.