L'imboscata dei coloni israeliani a volto coperto in Cisgiordania
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Da una collina, all'improvviso, sono spuntati loro, i coloni israeliani, con i volti coperti e i bastoni già levati, pronti a sferrare l'assalto. È accaduto a Turmus Ayya, in Cisgiordania, lo scorso 19 ottobre, un giorno che avrebbe dovuto segnare l'inizio del tranquillo e antico rito della raccolta delle olive e che si è invece trasformato in un incubo di violenza, come documentato, con una serie di video divenuti ormai virali, dal giornalista americano Jasper Nathaniel. Le sue riprese, pubblicate sui suoi profili social, costituiscono una cronaca diretta e agghiacciante di quanto accaduto in quell'uliveto, mostrando, senza possibilità di fraintendimento, l'imboscata tesa ai danni di civili palestinesi inermi, colpevoli soltanto di trovarsi sulla propria terra nel momento sbagliato. Nathaniel, la cui presenza sul posto si è rivelata cruciale per portare alla luce i fatti, ha raccontato di aver perfino tentato, invano, di interpellare un drappello di soldati israeliani, lì presenti, affinché intervenissero contro quel gruppo di coloni che, non pago delle percosse, aveva anche bloccato l'unica via di fuga dall'oliveto.
L'aggressione alla donna anziana
Tra le sequenze più crude catturate dall'obiettivo del reporter statunitense, una in particolare ha scosso le coscienze: quella che ritrae un colono, il volto celato e armato di un pesante bastone, nell'atto di colpire ripetutamente una donna palestinese anziana e inerme. Le immagini, che circolano ormai da ore in rete, non lasciano spazio a dubbi sulla brutalità dell'episodio, mostrando l'uomo mentre sferra i suoi colpi con determinazione, mentre la vittima, impossibilitata a difendersi, cerca un riparo che in quel momento non esisteva. La scena, di una violenza gratuita e sproporzionata, si inserisce in un quadro più ampio di tensioni che, specialmente durante il periodo del raccolto, raggiungono picchi di conflittualità particolarmente elevati, trasformando i gesti pacifici del lavoro agricolo in atti di coraggio quotidiano.
Le vittime e i soccorsi
Oltre alla contadina, l'aggressione ha coinvolto anche altre persone che si trovavano nell'uliveto. Due attivisti, presenti nell'area con l'intento di offrire protezione e supporto durante le operazioni di raccolta, sono stati a loro volta presi di mira dal gruppo di coloni mascherati; entrambi hanno riportato ferite, segno tangibile di un'escalation che non risparmia neppure chi cerca di svolgere un ruolo di interposizione pacifica. Il video, nel suo svolgersi, mostra anche la reazione immediata di Jasper Nathaniel che, dopo aver assistito inizialmente all'accaduto dall'abitacolo della sua auto, decide di scendere per portare soccorso alle vittime, in un tentativo di alleviarne le sofferenze e di documentare, al tempo stesso, le conseguenze di quell'atto di forza premeditato.
La dinamica dell'imboscata
La modalità dell'attacco, per come è stato ricostruito attraverso le immagini e il racconto del giornalista, rivela una chiara pianificazione. I coloni, approfittando della conformazione del terreno, sono apparsi all'improvviso da una collina, cogliendo di sorpresa i contadini intenti al loro lavoro. L'uso di maschere per nascondere i volti, unito alla scelta di un'arma rudimentale ma pericolosa come il bastone, delinea una strategia volta non solo a infliggere dolore e paura, ma anche a rendere più difficile una successiva identificazione. Il blocco della strada d'uscita, inoltre, ha completato l'accerchiamento, trasformando l'uliveto in una trappola da cui era estremamente complicato fuggire, un dettaglio che aggiunge gravità a un episodio già di per sé condannabile.




