Satnam Singh, 16 anni al datore: la sentenza dopo la morte del bracciante
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Redazione Interno
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La sentenza su Satnam Singh ha portato alla condanna a 16 anni di carcere per Antonello Lovato, datore di lavoro del bracciante indiano morto il 19 giugno 2024 nell’agro pontino. La Corte d’Assise di Latina ha riconosciuto l’omicidio volontario con dolo eventuale per la morte del 31enne, avvenuta dopo un grave incidente sul lavoro in un’azienda agricola di Borgo Santa Maria. La decisione è arrivata al termine del processo e ha suscitato le reazioni dei legali delle parti coinvolte, con posizioni diverse sulla ricostruzione dei fatti e sulla qualificazione del reato.
La condanna per la morte del bracciante nell’agro pontino
Secondo quanto emerso nel processo, Satnam Singh rimase gravemente ferito il 17 giugno 2024 dopo che un macchinario gli amputò un braccio mentre lavorava in un’azienda agricola. Dopo l’incidente, invece di chiamare i soccorsi, Antonello Lovato lo avrebbe abbandonato ferito davanti alla propria abitazione. Furono i parenti del bracciante a contattare i soccorsi, ma le condizioni dell’uomo erano ormai compromesse a causa della gravità delle ferite, dell’emorragia e del tempo trascorso prima dell’arrivo in ospedale.
La morte di Satnam Singh è avvenuta 36 ore dopo l’incidente, e la Corte d’Assise di Latina ha condannato il datore di lavoro per omicidio volontario con dolo eventuale. La pena stabilita è stata di 16 anni di carcere per Antonello Lovato, titolare dell’impresa agricola dell’agro pontino dove il bracciante lavorava. La vicenda giudiziaria ha riguardato anche le modalità con cui venne gestita la fase successiva all’infortunio e l’assenza della richiesta immediata di aiuto.
Le reazioni dei legali dopo la sentenza su Satnam Singh
L’avvocato della moglie di Satnam Singh ha definito la decisione una sentenza giusta e coerente con le risultanze del processo e con i fatti accaduti. Il legale ha spiegato che Soni, moglie del bracciante, ha avuto una crisi di nervi dopo la lettura della sentenza e che non era completamente soddisfatta perché si aspettava una pena più alta, pur non comprendendo tutti gli aspetti tecnici del provvedimento.
Di diverso avviso è stato il legale di Antonello Lovato, che ha parlato di una conferma del capo di imputazione contestato ma con una riduzione della pena a 16 anni. La difesa ha sostenuto che la Corte d’Assise di Latina avrebbe potuto riqualificare il reato da omicidio volontario nella forma del dolo eventuale a omicidio colposo, ribadendo la volontà di affrontare la questione in appello.
Secondo la difesa di Lovato, la Corte d’Assise d’Appello di Roma potrà riesaminare il materiale raccolto durante l’istruttoria, comprese le prove documentali e quelle formate nel corso del processo. L’obiettivo indicato dal legale è ottenere una nuova valutazione del capo di imputazione, con una possibile riformulazione del reato secondo la tesi sostenuta dalla difesa.




