Inizia a Latina il processo per la morte di Satnam Singh, bracciante abbandonato dopo l’infortunio
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Redazione Interno
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Davanti alla Corte d’Assise di Latina si è aperto il processo per la morte di Satnam Singh, il bracciante indiano deceduto lo scorso 17 giugno dopo essere stato abbandonato senza soccorsi, gravemente ferito durante il lavoro nei campi di Cisterna di Latina. Antonello Lovato, titolare dell’azienda agricola che lo impiegava in condizioni irregolari, è accusato di averlo lasciato in balia del suo destino, con un braccio amputato dall’incidente, senza chiamare aiuti.
La vicenda, che ha scosso l’opinione pubblica per la sua crudeltà, ha spinto sia il Comune di Latina che quello di Cisterna a costituirsi parti civili, decisione confermata dal tribunale. “Da questo processo ci aspettiamo che non si spengano i riflettori sulla dignità dei lavoratori”, ha dichiarato il sindaco di Cisterna, sottolineando l’impegno a vigilare affinché simili tragedie non si ripetano. La Cgil, con il segretario Maurizio Landini in prima fila davanti al tribunale, si è anch’essa aggiunta al procedimento come parte civile. “Non è un caso isolato”, ha affermato Landini, denunciando un sistema che permette ancora sfruttamento e illegalità.
Quella di Satnam Singh è diventata il simbolo delle condizioni disumane in cui versano molti braccianti, spesso privi di contratto e costretti a turni estenuanti. La dinamica dell’incidente – avvenuto mentre maneggiava macchinari agricoli – e il successivo abbandono hanno sollevato interrogativi sulle responsabilità non solo del datore di lavoro, ma anche di un modello economico che tollera il caporalato. Il processo, dunque, non si limiterà a stabilire colpe penali: potrebbe portare alla luce meccanismi più ampi di degrado, su cui istituzioni e sindacati chiedono interventi immediati.




