Attentato a Ranucci, il gip respinge la scarcerazione: “I due esecutori sono reticenti”
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Redazione Interno
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Il gip di Roma, Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, ha deciso di mantenere in carcere i due pregiudicati accusati di aver piazzato l’ordigno esplosivo sotto l’abitazione di Sigfrido Ranucci, lo scorso ottobre. La richiesta di arresti domiciliari, presentata dalla difesa, è stata respinta con motivazioni che non lasciano spazio a interpretazioni: gli indagati, secondo il giudice, hanno fornito versioni «reticenti» e «non attendibili», spesso contraddette dalle intercettazioni telefoniche e ambientali acquisite nel corso delle indagini coordinate dalla procura di Roma.
La lunga notte dell’interrogatorio e il tentativo di scaricare le responsabilità
Un interrogatorio durato oltre dieci ore ha messo a nudo, almeno agli occhi degli inquirenti, la strategia difensiva di D’Avino e Passariello. I due, finiti nel carcere di Rebibbia con l’accusa di essere gli esecutori materiali dell’attentato dinamitardo, hanno cercato di deviare le attenzioni su Clesio Gomes Tavares, descritto come il factotum di Valter Lavitola, il presunto mandante dell’operazione e descritto come «fraterno amico» del conduttore di Report.
Tuttavia, il racconto dei due indagati non ha trovato riscontro nelle tracce digitali e nelle conversazioni registrate, elemento che ha spinto il gip a rigettare ogni ipotesi di misura cautelare meno afflittiva. La decisione, depositata nelle scorse ore, sottolinea come le loro dichiarazioni siano state smentite passo dopo passo dalle prove raccolte, rendendo di fatto implausibile la loro ricostruzione degli eventi.
Il buco dell’esplosivo e le ombre sul condizionamento della trasmissione
L’inchiesta, che resta aperta su diversi fronti, non si concentra soltanto sulla dinamica materiale dell’attentato. Tra gli elementi ancora da chiarire figura il cosiddetto «buco dell’esplosivo», un passaggio investigativo che gli inquirenti stanno scandagliando con attenzione per ricostruire la provenienza del materiale utilizzato e l’eventuale catena di comando che ha portato all’azione intimidatoria. Parallelamente, la procura sta approfondendo il ruolo di Lavitola non solo come mandante, ma anche come possibile elemento di condizionamento all’interno della redazione di Report.
L’ipotesi, già emersa in passato, riguarda la possibilità che il faccendiere abbia tentato di orientare le inchieste del programma, muovendosi in autonomia rispetto al conduttore e intrecciando rapporti con altri giornalisti della trasmissione.
I contatti con i giornalisti e il nodo delle chat sequestrate
Un dettaglio che alimenta ulteriormente il quadro investigativo riguarda la conoscenza, da parte di Sigfrido Ranucci, del contenuto delle chat sequestrate sul telefono di Lavitola. L’ex conduttore, nel corso di dichiarazioni pubbliche sulla giornalista Giulia Presutti, scelta dalla Rai insieme a Daniele Piervincenzi per la nuova conduzione del programma, ha sostenuto che la collega avrebbe frequentato più volte il bistrot Cefalù di Lavitola, e non soltanto nell’occasione documentata da una fotografia del 2024.
Una affermazione che ha spinto gli inquirenti a chiedersi come Ranucci potesse essere al corrente di dettagli emersi solo nelle intercettazioni, aprendo un fronte delicato sulle modalità di circolazione delle informazioni all’interno dell’ambiente giornalistico.
Le reazioni in Rai e il fronte interno allo sciopero
Mentre la procura cerca di ricostruire i contatti tra Lavitola e i giornalisti di Report, con l’obiettivo di verificare se vi sia stato un tentativo di condizionare le inchieste, la vicenda si intreccia con le tensioni interne alla Rai. La redazione del programma ha manifestato il proprio dissenso contro la sostituzione di Ranucci, con uno sciopero che ha messo in luce il clima di scontro che avvolge la trasmissione.
La decisione di affidare la conduzione a Presutti e Piervincenzi ha innescato una reazione dura da parte di una parte della squadra, in un momento in cui le indagini giudiziarie aggiungono pressione a un contesto già reso incandescente dalle polemiche pubbliche e dalle rivelazioni sulle frequentazioni del faccendiere.
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