Condanna per Ciro Grillo, un segnale per le vittime di violenza
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Redazione Interno
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La lettura della sentenza nel tribunale di Tempio, che ha sancito la condanna a otto anni di reclusione per Ciro Grillo – figlio del comico Beppe – per violenza sessuale di gruppo, è stata accolta da Patrizia Desole, presidente dell’associazione Prospettiva donna di Olbia, come «un segnale importante». La sua presenza in aula, del resto, rappresentava un sostegno concreto, sebbene discreto, alla parte offesa, in un percorso che lei stessa, attraverso il centro antiviolenza che gestisce, conosce bene nella sua complessità e difficoltà.
Accanto a Grillo, i giudici hanno condannato anche Vittorio Lauria ed Edoardo Capitta alla stessa pena, mentre a Francesco Corsiglia sono stati inflitti sei anni e sei mesi di carcere, una misura lievemente inferiore rispetto ai nove anni chiesti dal procuratore Gregorio Capasso per tutti e quattro gli imputati. I fatti, che risalgono alla notte del 16 luglio 2019 a Porto Cervo, hanno così trovato un primo, fondamentale riscontro in sede giudiziaria dopo un iter processuale che ha tenuto banco sulla cronaca nazionale.
Le reazioni non si sono fatte attendere, trovando una voce particolarmente significativa in quella dell’avvocato Giulia Bongiorno, legale della giovane vittima, la cui identità è protetta dall’uso di un nome di fantasia, Silvia. «Nonostante le prove fossero poderose, non ci si abitua mai ad attendere una sentenza simile», ha dichiarato l’avvocato, sottolineando come la reazione della sua assistita, un pianto liberatorio, l’abbia profondamente commossa dopo un percorso in cui la donna si è sentita «crocefissa». Dichiarazioni che evidenziano il peso di un vissuto, quello della vittima, che va al di là del verdetto stesso.




