PastAut, quando la carbonara (inclusiva) arriva da PizzAut con Barilla
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non si era mai visto, prima d’ora, un connubio così esplicito tra la cucina simbolo dell’identità nazionale – quella carbonara che divide l’Italia più di qualsiasi altra questione – e un progetto che, per sua natura, sfida ogni stereotipo sull’autismo. Eppure, ecco il fatto: la brigata di PizzAut, quella stessa che ha imparato a sfornare pizze con una dignità e una precisione da professionisti, si prepara al grande salto verso la pasta. Il passo, a ben guardare, è breve solo sulla carta; nella pratica, invece, rappresenta una scommessa organizzativa e culturale non indifferente. Si parte a Pasquetta con un piatto che non ha bisogno di presentazioni, la regina delle tavole italiane, e lo si fa nel modo che più sorprende: la carbonara entra ufficialmente nel menu della cucina inclusiva più famosa del Paese.
Dalla pizza alla pasta, il filo rosso della formazione
L’annuncio arriva da una collaborazione ormai consolidata, quella tra la catena di locali gestita da giovani autistici – fondata e portata avanti con caparbietà da chi ha creduto che il lavoro potesse essere terapia e non solo assistenza – e Barilla, colosso della pasta che in questo caso mette a disposizione non solo il prodotto ma anche le competenze. Il progetto, battezzato PastAut, prevede un lancio ufficiale fissato per il 6 aprile, in concomitanza con il Carbonara Day, ricorrenza che quest’anno spegne dieci candeline. Nel ristorante di Monza, azienda e pizzeria invitano il pubblico ad assaggiare la #CAREbonara, variante che del piatto romano conserva lo spirito ma aggiunge un valore sociale difficilmente replicabile. A prepararla e servirla saranno gli stessi ragazzi del progetto, quelli che hanno seguito un percorso di formazione guidato da Marcello Zaccaria, chef di Accademia Barilla, affiancati da Nico Acampora, anima e motore di PizzAut.
Carbonara Day, dieci anni di un rito (quasi) identitario
La carbonara, in Italia, non è semplicemente un piatto. È una faccenda quasi identitaria, materia da dibattito nazionale, tema capace di accendere discussioni più di molti talk show. Guanciale, non pancetta; pecorino, non parmigiano; uova, meglio se biologiche, ma in ogni caso aggiunte rigorosamente a fuoco spento. E guai anche solo a nominare la panna davanti a uno chef romano. Questo è il dogma, eppure l’inclusione non chiede di tradire la ricetta: chiede semmai di reinterpretarla con le stesse mani che, fino a ieri, molti ritenevano incapaci di impastare. Il Carbonara Day, nato sul web dieci anni fa, è diventato ormai un piccolo rito collettivo, una di quelle celebrazioni che uniscono ironia, tradizione e social. Il 92,6% degli italiani, secondo un sondaggio citato nel corso delle ultime edizioni, dichiara di amare questo piatto. E proprio in quel giorno, PizzAut e Barilla sceglieranno di non limitarsi a festeggiare, ma di agire.
Nove ricette dopo la carbonara, un menu che cresce
Non sarà però un evento isolato, né tantomeno un colpo di teatro senza seguito. La carbonara rappresenta la prima di dieci ricette complessive che il progetto PastAut introdurrà gradualmente. L’idea, insomma, è quella di costruire un ponte stabile tra la pizza – che ha dato forma e visibilità al progetto – e la pasta, alimento altrettanto identitario ma tecnicamente più complesso da gestire in una cucina inclusiva. Per i ragazzi di PizzAut, preparare un piatto di pasta significa misurarsi con tempi di cottura, mantecature, dosaggi e presentazioni che richiedono un’attenzione diversa rispetto al forno a legna. Eppure, la sfida è stata accettata. Lo staff si è messo in gioco, e il risultato sarà visibile a partire dal 6 aprile a Monza, dove chiunque potrà assaggiare la #CAREbonara. Nessuna dichiarazione trionfalistica, nessun proclama: solo il fatto che una carbonara preparata da giovani autistici verrà servita al pubblico, e che dopo quella ne arriveranno altre nove. Perché a PizzAut la cucina non si ferma: cresce, cambia, e lo fa senza chiedere permesso.




