Pietralata, le chat e le tracce di polvere: i dubbi degli inquirenti sulla strage di famiglia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Due settimane di messaggi, vocali e scambi quotidiani che ora gli inquirenti setacciano con il microscopio, nella speranza di ricomporre il mosaico di una tragedia che ha sconvolto il quartiere romano di Pietralata. Le chat di Luca Abbasciano e Valentina Pambianco, la coppia di genitori trovata senza vita insieme alla figlia Bianca di cinque anni, rappresentano uno degli elementi cardine delle indagini condotte dai carabinieri.

Dai primi riscontri, infatti, emerge un quadro complesso che sembra discostarsi, almeno in parte, dall'immagine di una disperazione lineare e senza scampo che potrebbe averli spinti a compiere quel gesto estremo. Le conversazioni, custodite nei telefoni sequestrati, raccontano di una quotidianità segnata dalle difficoltà legate alla grave disabilità della bambina, ma anche di contatti con altri genitori e di una rete di relazioni che, a prima vista, lascia intravedere una realtà forse più sfaccettata di quanto le lettere di addio lasciate nella casa di via di Pietralata possano suggerire.

L'esito delle autopsie e il giallo della dinamica

Le autopsie, eseguite ieri presso l'istituto di medicina legale della Sapienza di Roma, hanno restituito un dato di assoluta rilevanza che ha spinto gli investigatori a rivedere parzialmente le prime ipotesi ricostruttive. Sia sulle mani di Luca Abbasciano, 42 anni, tecnico informatico, sia su quelle di Valentina Pambianco, 41 anni, sono state rinvenute tracce di polvere da sparo. Un elemento che, per gli inquirenti, non è affatto secondario perché potrebbe indicare che entrambi i genitori abbiano impugnato, fisicamente, la pistola utilizzata per uccidere la piccola Bianca.

L'arma, una Glock regolarmente detenuta dall'uomo ma con l'obbligo di custodia esclusivamente all'interno dell'abitazione, è stata il mezzo attraverso il quale sono stati esplosi tre colpi: due dei quali hanno raggiunto la testa della bambina e uno la tempia di uno dei due adulti. Tuttavia, ciò che al momento manca è la certezza assoluta sull'ordine degli eventi e, soprattutto, su chi abbia premuto per primo il grilletto e con quale sequenza si siano susseguiti i tre spari.

Il ruolo dei test tossicologici e le lettere d'addio

In attesa di ricevere i risultati completi degli esami tossicologici, che potrebbero chiarire lo stato di coscienza e le eventuali alterazioni dei due coniugi al momento del tragico epilogo, i carabinieri continuano a confrontarsi con il contenuto delle missive lasciate dalla coppia. Si tratta di decine di lettere, tutte impregnate di un dolore profondo e di una disperazione che, come scritto dagli stessi genitori, era diventata insostenibile per la gestione quotidiana della disabilità di Bianca.

Eppure, proprio la mole e il tenore di questi scritti, così come i messaggi intercorsi nelle due settimane precedenti il fatto, hanno acceso un campanello d'allarme tra gli investigatori: in alcuni dialoghi con amici e altri genitori che affrontano situazioni simili, Luca e Valentina mostravano un'attitudine diversa, quasi proiettata verso la ricerca di soluzioni o, comunque, non totalmente arresa al destino che poi hanno scelto di infliggere a sé stessi e alla figlia.

Questa discrepanza tra la drammaticità delle ultime volontà e la quotidianità delle chat rappresenta ora il nodo centrale da sciogliere.

L'analisi dei dispositivi elettronici per ricostruire gli ultimi giorni

La chiave di volta dell'intera inchiesta, come spesso accade in casi di cronaca nera così complessi, è affidata ora all'analisi approfondita dei dispositivi elettronici sequestrati. Smartphone, tablet e computer portatili sono stati inviati ai laboratori del reparto investigazioni scientifiche, dove i tecnici stanno lavorando per estrarre non solo i messaggi testuali, ma anche i vocali, le ricerche effettuate sul web e le chiamate degli ultimi giorni.

L'obiettivo è quello di tracciare un cronoprogramma delle ore immediatamente precedenti la strage, per comprendere se ci siano stati ripensamenti, litigi o, al contrario, un'atroce sintonia tra i due coniugi nel compiere quel gesto. La dinamica dell'omicidio-suicidio, che inizialmente sembrava riconducibile all'azione esclusiva del padre, si è complicata con il ritrovamento delle tracce di polvere da sparo sulle mani della madre, alimentando l'ipotesi di una partecipazione attiva di entrambi.

Tuttavia, fino a quando non sarà possibile determinare con esattezza la posizione dei corpi al momento dello sparo e l'ordine dei colpi, ogni ricostruzione dovrà essere considerata con la massima cautela.

I riscontri scientifici e le prossime verifiche

Gli accertamenti balistici e quelli istologici, che richiedono tempi tecnici più lunghi, saranno determinanti per fugare i dubbi residui. In particolare, gli inquirenti cercano di stabilire se la bambina fosse già stata colpita prima che i genitori rivolgessero l'arma contro sé stessi, oppure se l'ordine degli spari sia stato diverso.

Un altro aspetto che gli investigatori stanno vagliando con attenzione riguarda la presenza di eventuali tracce di polvere da sparo sui vestiti o sugli indumenti intimi, dettagli che potrebbero fornire indicazioni preziose sulla distanza del colpo e sulla posizione reciproca dei soggetti coinvolti. Mentre la procura della Repubblica di Roma coordina le indagini, la comunità di Pietralata resta sotto choc, stretta attorno al ricordo di una famiglia che, dietro le mura di casa, custodiva un peso forse troppo grande da sopportare.

I prossimi giorni saranno cruciali per l'acquisizione dei referti definitivi, che potrebbero finalmente consegnare alla verità giudiziaria i contorni di una tragedia che ha lasciato più ombre che certezze.

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