Covid, i 100 milioni del governo all’azienda dell’imprenditore che accusa la gestione pandemica
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Redazione Interno
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A otto mesi di distanza, emerge la cifra e la tempistica di un accordo che sta alimentando un vivace dibattito politico. Il governo guidato da Giorgia Meloni, con una transazione sottoscritta il 31 ottobre del 2025, ha chiuso il contenzioso con la JC Electronics Italia S.r.l. versando alla società una somma che supera i 100 milioni di euro.
L’oggetto della discordia non è però solo l’ammontare dell’esborso, quanto piuttosto l’identità del beneficiario e il momento scelto per chiudere la partita legale: Dario Bianchi, l’imprenditore che amministra la JC Electronics, è da alcuni mesi uno dei testimoni più ascoltati e polemici davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, nonché ospite abituale di Atreju, la kermesse organizzata da Fratelli d’Italia.
La transazione prima dell'appello
Secondo quanto ricostruito, la transazione è stata perfezionata in una data che precede la definizione del giudizio di appello relativo alla vicenda che opponeva lo Stato alla società. Questo dettaglio temporale è al centro delle critiche, con l’opposizione che chiede conto delle ragioni che hanno spinto l’esecutivo ad affrettare la chiusura dell’accordo, liquidando una somma così rilevante in un momento processuale ancora aperto.
La notizia, anticipata da alcune testate giornalistiche, ha trovato conferma nelle dichiarazioni rese in aula dal ministro della Salute Orazio Schillaci, il quale ha risposto a un question time alla Camera chiarendo la posizione del governo sull’intera operazione.
La difesa del governo e il ministro Schillaci
Nel corso della sua replica parlamentare, Schillaci ha respinto le accuse di favoritismi, sostenendo che l’operazione rientra nella normale amministrazione e nella gestione di una vertenza che, senza quell’intervento, avrebbe potuto comportare costi ancor più elevati per le casse dello Stato. Il ministro ha quindi ribadito che la transazione è stata valutata dagli uffici competenti come la soluzione più vantaggiosa per l’erario, una linea difensiva che il governo sta portando avanti per contrastare quella che definisce una strumentalizzazione politica della vicenda.
La posta in gioco, nelle parole del ministro, non sarebbe dunque un atto di cortesia verso un imprenditore vicino alla maggioranza, ma una scelta di natura economico-giudiziaria per evitare un passivo più gravoso.
L'attacco delle opposizioni: Conte e M5S
Diametralmente opposta la posizione del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico, che hanno annunciato iniziative formali per fare luce sull’iter che ha portato all’accordo.
Il leader pentastellato Giuseppe Conte, in particolare, ha rivolto una domanda diretta ai vertici di Palazzo Chigi e al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, chiedendo spiegazioni sulla tempistica e sulla segretezza che avrebbe avvolto la transazione: perché, si chiede Conte, l’esecutivo si sarebbe affrettato a liquidare 100 milioni a un imprenditore definito “amico” della maggioranza, senza informare nessuno e mentre il procedimento giudiziario non era ancora giunto a una sentenza definitiva?
Le opposizioni hanno già preannunciato la presentazione di un esposto, convinte che l’intera operazione celi un conflitto di interessi e una gestione opaca delle risorse pubbliche.
Un caso che intreccia giustizia e politica
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio, quello delle audizioni della commissione d’inchiesta sul Covid, nelle quali Dario Bianchi ha assunto un ruolo di primo piano come critico severo delle misure adottate durante l’emergenza sanitaria. La sua presenza ad Atreju, insieme ai ripetuti interventi contro la gestione commissariale affidata all’ex generale Francesco Paolo Figliuolo e al commissario Domenico Arcuri, hanno reso la sua figura un simbolo per una parte politica che contesta le scelte operate nel biennio 2020-2021.
Ora, l’incrocio tra il suo ruolo di testimone politico e la transazione economica con lo Stato solleva interrogativi che travalicano i confini della mera cronaca giudiziaria. La risposta del governo, attraverso il ministro Schillaci, ha cercato di circoscrivere la questione alla sfera tecnico-amministrativa, ma la reazione delle opposizioni dimostra che il caso è destinato a restare al centro del confronto parlamentare e mediatico nei prossimi giorni.




