"Faccetta nera" all'adunata degli alpini a Biella: il video scatena polemiche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nella notte tra il 9 e il 10 maggio, mentre Biella ospitava la 96ª Adunata Nazionale degli Alpini, un episodio ha riacceso il dibattito sul rapporto tra memoria storica e simboli controversi. Da un altoparlante privato in via Gramsci, nel cuore della città, sono risuonate le note di Faccetta nera, la marcia coloniale legata alla propaganda fascista. Alcuni presenti, riconoscibili dal tipico cappello con la penna nera, hanno intonato il canto, accompagnandolo con gesti inequivocabili.

Il video, diffuso sui social e diventato virale in poche ore, ha provocato reazioni immediate. Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle hanno parlato di «vergogna», sottolineando come l’accaduto abbia avuto luogo in una città decorata con la Medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza. Elly Schlein, leader del PD, ha definito l’episodio «inaccettabile», richiamandosi a un precedente analogo verificatosi a Potenza lo scorso dicembre.

L’Associazione Nazionale Alpini (Ana) si è dissociata con tempestività, precisando che la musica proveniva da un impianto privato e non dai sistemi ufficiali dell’evento. «L’Ana è apartitica per statuto», ha ribadito il presidente Sebastiano Favero, «e condanna ogni forma di propaganda politica». La precisazione arriva in un contesto già delicato, con oltre 400mila persone attese per la manifestazione, che torna in Piemonte dopo nove anni dall’ultima edizione astigiana.

Quello di Biella non è un caso isolato, ma l’ennesimo capitolo di una controversia che periodicamente riemerge, soprattutto in occasione di raduni o eventi pubblici. La canzone, scritta nel 1935 per celebrare la conquista dell’Etiopia, è stata a lungo oggetto di strumentalizzazioni, diventando un simbolo divisivo tra nostalgia e condanna storica.

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