Debito record per Francia e Usa, la crisi dei conti pubblici scuote i mercati e la corsa all'Eliseo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   È un'autentica tempesta perfetta quella che si sta abbattendo sui mercati del debito sovrano, con due colossi come gli Stati Uniti e la Francia che si trovano improvvisamente al centro dell'uragano. Oltre quarantamila miliardi di dollari di debito complessivo, una cifra talmente stratosferica da risultare quasi incomprensibile, pesano come un macigno sulle prospettive economiche globali, eppure è il cortocircuito della politica interna francese a far tremare di più l'Europa, con Parigi che si ritrova a pagare interessi sui propri titoli di Stato superiori a quelli di molti partner europei.

La situazione è talmente critica che il quotidiano Le Figaro ha aperto l'edizione di ieri con un editoriale dal titolo inequivocabile, "La casa brucia", e un sottotitolo che non lascia spazio a fraintendimenti: "Debito: la Francia strangolata dalla fiammata dei tassi di interesse".

La doppia morsa del debito sovrano

La concomitanza delle due crisi, quella francese e quella americana, sta creando un effetto moltiplicatore difficile da gestire per le istituzioni finanziarie internazionali. Da un lato, il segretario del Tesoro americano Scott Bessent ha messo in scena un'operazione che la stampa specializzata ha definito fallimentare, annunciando l'acquisto di una quantità di titoli di Stato statunitensi talmente risibile rispetto alle dimensioni totali del debito di Washington da non riuscire a invertire la tendenza.

La mossa, concepita per arginare la vendita massiccia di bonds e il conseguente rialzo dei tassi, si è rivelata un boomerang: gli investitori hanno interpretato il gesto come un segnale di debolezza, alimentando ulteriormente la fuga dai titoli del Tesoro.

Dall'altra parte dell'Atlantico, la Francia di Emmanuel Macron si dibatte in un labirinto politico che rischia di trasformare l'emergenza debito in una vera e propria crisi istituzionale, con il valore assoluto del debito francese che ha ormai superato quello italiano, collocando Parigi in una posizione di estrema vulnerabilità all'interno dell'Eurozona.

La Francia in bilico tra politica ed economia

La politique d'abord, la politica prima di tutto, recita un celebre motto del teorico nazionalista Charles Maurras, fondatore dell'Action Francaise. Quel principio, che all'alba del Novecento ispirava una certa visione della supremazia dell'interesse nazionale, si sta oggi trasformando in un boomerang letale per il governo transalpino. L'impasse che blocca la politica di bilancio francese sembra infatti parafrasare quel vecchio adagio, con la differenza sostanziale che ora il rischio concreto è che la politica venga prima anche della sopravvivenza economica del Paese.

La Francia si trova in un cul-de-sac finanziario, con il debito pubblico che ha superato la cifra record di 3.536 miliardi di euro, attestandosi al 117,5% del PIL alla fine del primo trimestre del 2026.

L'allarme arriva direttamente da Bercy, il ministero delle Finanze di Parigi, dove i tecnici guardano con crescente apprensione al calendario politico: la necessità di approvare la manovra finanziaria per il 2027 si scontra con la realtà di un deficit che, secondo le proiezioni più pessimistiche, potrebbe balzare al 5,5% del PIL, con un incremento di mezzo punto percentuale rispetto alle stime precedenti.

Il rischio dell'esercizio provvisorio e lo spettro del dissesto

Il vero spauracchio per Parigi è rappresentato dalla prospettiva di un nuovo ricorso alla legge speciale, lo strumento che il governo può attivare per garantire la continuità amministrativa in assenza di una legge di bilancio approvata dal Parlamento. Una soluzione che, seppur tecnicamente praticabile, sarebbe letta dai mercati come il segnale di un'incapacità strutturale di tenere sotto controllo i conti pubblici, con il rischio concreto che il deficit fuori controllo renda impossibile riportare i conti sul terreno della sostenibilità.

Si parla di cifre che fanno impressione: per mettere a punto la manovra finanziaria servirebbero circa 125 miliardi di euro, una somma che il Tesoro francese farebbe fatica a reperire alle condizioni attuali, considerando che il differenziale tra i titoli di Stato francesi e quelli tedeschi, il cosiddetto spread, si è allargato a livelli che non si vedevano dai tempi della crisi del debito sovrano europeo.

La Francia, storicamente considerata il motore economico dell'Europa insieme alla Germania, si ritrova così a dover chiedere conto di una situazione che rischia di minare la stabilità dell'intera Eurozona.

L'ombra delle presidenziali e il peso dei conti pubblici

In questo clima di incertezza e fibrillazione, la campagna per le elezioni presidenziali si sta inevitabilmente intrecciando con le sorti dei conti pubblici. Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, vede aumentare il proprio gradimento presso gli elettori proprio mentre il governo di Macron si dibatte nella gestione dell'emergenza economica, un paradosso politico che testimonia quanto il tema del debito stia diventando centrale nel dibattito pubblico francese.

La situazione è resa ancora più complessa dal fatto che il deficit francese si mantiene ben oltre i limiti imposti dal Patto di Stabilità e Crescita europeo, esponendo Parigi a possibili procedure d'infrazione e a sanzioni da parte di Bruxelles in un momento in cui la coesione dell'Unione è già messa a dura prova da numerosi fronti caldi.

I dati parlano chiaro: con un rapporto debito/PIL che ha superato abbondantemente la soglia del 100%, la Francia si trova oggi a dover gestire una montagna di interessi passivi che sottrae risorse preziose agli investimenti in settori strategici come la transizione energetica e la difesa, mentre la prospettiva di un nuovo esercizio provvisorio incombe come una spada di Damocle sul futuro politico ed economico del Paese.

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