Roma Pride, escluso il carro di Keshet: scontro sulle associazioni ebraiche Lgbtqia
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Redazione Interno
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Il Roma Pride 2026 si prepara a sfilare il prossimo 20 giugno con una polemica che ha già aperto uno scontro politico e associativo. Le organizzazioni ebraiche Lgbtqia+ Keshet Italia e Keshet Europa non parteciperanno con un proprio carro alla parata, dopo la decisione comunicata dagli organizzatori del corteo. Alla base dell’esclusione, secondo quanto riferito dal Roma Pride, ci sarebbe l’assenza delle “condizioni politiche” necessarie per autorizzare la presenza ufficiale del camion delle associazioni nel corteo dedicato all’orgoglio omosessuale.
La vicenda nasce dal confronto sul conflitto in Medio Oriente e dalle posizioni assunte rispetto alla guerra a Gaza. Gli organizzatori contestano alle associazioni ebraiche Lgbtqia+ di non aver preso le distanze da quello che definiscono “genocidio in corso a Gaza”, posizione che ha portato alla scelta di non autorizzare il carro di Keshet. L’associazione, che negli ultimi dodici anni ha partecipato alla manifestazione romana, denuncia però una discriminazione e parla di un “pericoloso doppio standard”. Pur non potendo sfilare con un mezzo ufficiale, le persone appartenenti all’associazione potranno comunque prendere parte alla manifestazione in piazza.
La decisione degli organizzatori e il nodo Gaza
Secondo quanto emerso dopo un incontro tra gli organizzatori del Roma Pride e i rappresentanti italiani ed europei di Keshet, la mancata condanna del “genocidio a Gaza” sarebbe stata considerata incompatibile con la presenza di un carro ufficiale alla parata. La decisione arriva in un clima già segnato dalle tensioni dello scorso anno, quando l’associazione era tornata a partecipare al corteo dopo l’assenza del 2024. In quell’occasione, il passaggio del carro aveva provocato fischi e insulti, soprattutto dopo la scelta di non aderire al minuto di silenzio dedicato alle vittime nella Striscia di Gaza e osservato dagli altri carri presenti alla manifestazione.
La scelta del Roma Pride rappresenta un caso inedito per l’associazione ebraica Lgbtqia+, che sottolinea come la partecipazione alla manifestazione romana sia stata costante per oltre un decennio. I coordinatori di Keshet spiegano che nessuno impedirà ai singoli partecipanti di essere presenti in piazza, ma contestano il divieto imposto al carro ufficiale. Da parte degli organizzatori, invece, viene ribadita la posizione politica della manifestazione sul conflitto in Medio Oriente e sull’impossibilità di separare la presenza ufficiale dei carri dal contesto internazionale che sta attraversando il Pride romano.
Le reazioni dopo l’esclusione dal Roma Pride
L’esclusione del carro di Keshet ha immediatamente acceso il dibattito politico e associativo intorno al Roma Pride 2026. Le associazioni ebraiche Lgbtqia+ parlano apertamente di discriminazione e sostengono che la decisione colpisca direttamente l’unica realtà italiana che rappresenta persone ebree e queer all’interno della manifestazione. La vicenda ha riportato al centro il rapporto tra identità, attivismo e posizioni politiche internazionali, tema già emerso nelle precedenti edizioni del corteo ma ora esploso in modo più evidente.
Il caso rischia così di segnare profondamente l’avvicinamento alla parata del 20 giugno, trasformando il dibattito sul Pride in uno scontro che supera i confini della manifestazione stessa. Da una parte resta la posizione degli organizzatori, che rivendicano la scelta politica legata alla guerra a Gaza; dall’altra quella di Keshet Italia e Keshet Europa, che denunciano l’esclusione dal corteo dopo anni di partecipazione continuativa. Una frattura che si è aperta pubblicamente nelle ultime ore e che continua ad alimentare polemiche dentro e fuori il mondo associativo Lgbtqia+.
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