Gli attacchi con i droni su San Pietroburgo e la strage di Sumy: la guerra si fa sempre più lunga
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Redazione Esteri
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Nel bel mezzo del Forum economico di San Pietroburgo, quello che qualcuno ha ribattezzato il "Davos russo" per la sua ambizione di attrarre capitali stranieri, il ronzio dei motori a distanza ha sovrastato i discorsi ufficiali. Volodymyr Zelensky, in una controffensiva mediatica e militare, ha rivendicato l’efficacia dei suoi droni, affermando che questi hanno raggiunto senza troppi ostacoli la culla della Rivoluzione russa.
«I nostri droni su San Pietroburgo stanno funzionando», ha dichiarato il presidente ucraino, sottolineando come le "sanzioni a lungo raggio" di Kiev – come ama definirle – abbiano colpito arsenali della marina nemica e una base situata a Kronstadt, l'avamposto della Flotta del Baltico. E non è finita qui: a circa cinquecento chilometri di distanza, nella regione di Krasnodar, un deposito di petrolio a Ust-Labinsk è andato in fiamme, costringendo all'evacuazione di sessanta residenti delle case limitrofe, secondo quanto riportato dalla stampa russa.
La risposta russa e il "muro" difensivo
Le autorità del Cremlino, ovviamente, non hanno confermato i danni in termini militari così come esposti da Zelensky, ma hanno fornito la loro versione dei fatti attraverso il Ministero della Difesa. Quest'ultimo ha comunicato un numero impressionante: nella notte tra il 5 e il 6 giugno, le difese aeree hanno intercettato e distrutto ben 376 droni ucraini ad ala fissa. Un numero così elevato – che spazia dalla regione di Belgorod fino alla lontana Abkhazia, passando per il Mar Nero e il Mar d'Azov – suggerisce l'ampiezza geografica dell’offensiva notturna.
Il governatore della città, Alexander Beglov, ha emesso un'ingiunzione senza precedenti dall'inizio del conflitto su larga scala: ha intimato ai cittadini di non uscire di casa, temendo che i detriti dei velivoli abbattuti potessero causare vittime tra la popolazione civile. La tensione era palpabile, e il gesto di Beglov rappresenta un indicatore eloquente di quanto il conflitto sia ormai percepito come prossimo anche lontano dalle linee del Donbass.
La strage nel Sumy e l'ombra della diplomazia impossibile
Mentre i riflettori erano puntati sul lusso opulento del forum pietroburghese, la cronaca dal fronte orientale restituiva un quadro ben più crudo della realtà. Nella regione di Sumy, al confine settentrionale dell’Ucraina, gli attacchi russi non si sono fermati. I soccorritori, le cui operazioni sono state immortalate in immagini drammatiche diffuse dai servizi di emergenza ucraini, hanno estratto dalle macerie il corpo senza vita di una donna di settantasette anni a Khutir-Mykhailavsky, dopo che un edificio residenziale è stato centrato in pieno.
Poco prima, un attacco contro un edificio non residenziale a Trostianets aveva ferito un'altra persona, portando il bilancio della giornata ad almeno un morto e un ferito. Questa carneficina quotidiana fa da sfondo a un fallimento diplomatico ormai palese. Vladimir Putin, intervenendo al Forum economico, ha definito la lettera aperta ricevuta da Zelensky come «maleducata», sostenendo che un tale tono crea un ambiente che rende «impossibile qualsiasi incontro personale».
Una risposta gelida, che ha sepolto le speranze di una tregua immediata per dare spazio alle dichiarazioni del capo del Cremlino contro le "élite europee", accusate di fomentare il caos.
Logistica della guerra e colpi alle infrastrutture
L’attacco al deposito di Ust-Labinsk, nella regione di Krasnodar, non è stato un episodio isolato, ma si inserisce in una strategia precisa di indebolimento della macchina bellica russa. Colpire i depositi di carburante significa paralizzare i rifornimenti alle linee nemiche, un obiettivo che Kiev persegue con costanza. I vigili del fuoco russi hanno lavorato per ore per domare le fiamme, mentre le autorità locali rassicuravano sull'assenza di vittime, limitandosi a segnalare l'evacuazione preventiva dei residenti.
La stessa tattica è stata impiegata nei giorni scorsi contro la raffineria Ilsky, sempre nel Krasnodar, dimostrando una capacità di intelligence e di proiezione di forza che va ben oltre i territori contesi. Una guerra, questa, che diventa sempre più una questione di logistica e di resistenza nervosa, dove i droni – costosi quanto un missile ma spesso più efficaci nel seminare il panico – giocano il ruolo di protagonisti assoluti.




