Colombia, De la Espriella in vantaggio ma il risultato resta in bilico

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La lunga notte elettorale colombiana si è chiusa senza un vincitore ufficiale, ma con un candidato che ha già iniziato a festeggiare. Abelardo de la Espriella, avvocato di 47 anni vicino al movimento nazionalista "Defenders of the Homeland", si trova in lieve vantaggio sul rivale progressista Iván Cepeda, con il 49,7% delle preferenze contro il 48,7% quando ormai il conteggio delle schede ha superato il 99,9% dei seggi scrutinati.

Le autorità elettorali, tuttavia, non hanno ancora proclamato il successore di Gustavo Petro, e il margine ristretto lascia spazio a un pieno di verifiche e potenziali ricorsi prima che la vittoria possa considerarsi acquisita.

La festa dei sostenitori e il gelo dell'avversario

A Bogotà, i sostenitori del candidato conservatore si sono radunati per celebrare quello che considerano un trionfo storico, mentre dall'altra parte del campo si respira un'aria ben diversa, fatta di prudenza e di annunci di battaglia legale. De la Espriella, che ha costruito la sua intera campagna elettorale su promesse di sicurezza dura e tagli alla spesa pubblica, ha raccolto consensi soprattutto nel centro del Paese, mentre Cepeda è riuscito a imporsi nella capitale e in alcune aree periferiche dove il malcontento sociale è più radicato.

La geografia del voto, insomma, restituisce l'immagine di una nazione profondamente divisa, spaccata tra due visioni opposte del futuro, e il dato percentuale ridotto non fa che confermare la frammentazione politica che caratterizza ormai da tempo la seconda democrazia più popolosa del Sudamerica.

Le reazioni internazionali e il peso di Washington

Il risultato, seppur ancora non definitivo, ha già scatenato una valanga di reazioni internazionali che testimoniano quanto il destino della Colombia interessi da vicino gli equilibri dell'intero continente. Gli Stati Uniti, attraverso la voce del presidente Donald Trump e del segretario di Stato Marco Rubio, hanno fatto sapere di guardare con favore all'affermazione del candidato della destra, sostenendo che "i giorni migliori stanno arrivando" per il popolo colombiano.

L'entusiasmo, del resto, è stato condiviso anche da altri leader sudamericani come il presidente argentino Javier Milei e l'ecuadoriano Daniel Noboa, nonché da ambienti industriali che vedono in De la Espriella un interlocutore affidabile per politiche economiche liberiste e un rinnovato allineamento con gli interessi degli Stati Uniti.

Le denunce di brogli e il clima di tensione

Ma se da un lato la destra esulta, dall'altro il campo progressista non sembra intenzionato a concedere tregua, e le contestazioni si fanno sempre più serrate con il passare delle ore.

Iván Cepeda e i suoi alleati hanno già annunciato che non riconosceranno il risultato finché non saranno esaminate a fondo le circa tremila denunce per irregolarità che hanno costellato la giornata di voto; accuse che spaziano dalla compravendita di schede alla presenza di voti precompilati, fino a episodi di minacce nei confronti degli elettori e persino casi di operai che sarebbero stati ostacolati dai datori di lavoro nell'esercizio del loro diritto.

Il clima che si respira nelle strade delle principali città è quindi di grande tensione, con le autorità che si preparano a gestire le proteste e i controlli incrociati, in attesa che la magistratura si pronunci sulla validità del voto espresso domenica scorsa.

La giornata elettorale, del resto, si era aperta sotto i migliori auspici in termini di affluenza, con code ordinate davanti ai seggi e un'atmosfera che gli osservatori internazionali avevano definito complessivamente positiva; ma la notte ha portato con sé un'altra verità, fatta di numeri che non lasciano spazio a interpretazioni univoche.

Se il vantaggio di De la Espriella venisse confermato anche dopo il riconteggio dei voti contestati e le verifiche delle procure regionali, la Colombia si troverebbe a vivere una fase politica radicalmente nuova, con un esecutivo orientato a destra che dovrebbe fare i conti con un parlamento probabilmente frammentato e con un'opposizione determinata a non cedere terreno su temi come i diritti sociali, la pace con le ex-Farc e la gestione delle risorse naturali.

L'attesa, insomma, è destinata a prolungarsi ancora per qualche giorno, in un paese che ha imparato a convivere con l'incertezza e che ora si prepara a un futuro tutto da scrivere.

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