Colombia, De la Espriella si proclama vincitore ma Petro contesta lo scrutinio
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Redazione Esteri
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Il candidato di estrema destra Abelardo de la Espriella, sostenuto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha rivendicato la vittoria al ballottaggio delle presidenziali in Colombia sulla base dei risultati del preconteo, che lo vedono in testa con un margine di circa 250.000 voti sul senatore di sinistra Iván Cepeda.
Secondo i dati diffusi dalla Registraduría Nacional, con il 99,99% delle schede scrutinato, De la Espriella avrebbe ottenuto il 49,66% dei voti contro il 48,70% di Cepeda, un risultato che, se confermato, segnerebbe una svolta a destra per il Paese dopo il primo governo di sinistra della sua storia, guidato dal presidente uscente Gustavo Petro.
La proclamazione e il discorso del vincitore
Abelardo de la Espriella, avvocato ed imprenditore di 47 anni soprannominato "El Tigre", ha celebrato il traguardo davanti a una folla di sostenitori a Barranquilla, sua città d'origine, affermando che con questa vittoria "oggi inizia una nuova tappa per il nostro Paese, una tappa costruita sulla volontà libera e democratica di milioni di cittadini".
Nel suo discorso, De la Espriella ha ribadito i toni duri che hanno caratterizzato la sua campagna elettorale, promettendo una linea dura contro la criminalità e annunciando che "tutti quei banditi saranno perseguiti senza tregua". Il neopresidente eletto ha più volte dichiarato di ispirarsi ai modelli del presidente argentino Javier Milei e del leader salvadoregno Nayib Bukele, proponendo una "mano dura" contro i gruppi armati illegali, la costruzione di megacarceri e una drastica riduzione della spesa pubblica.
Le contestazioni di Petro e Cepeda
Il presidente uscente Gustavo Petro, il cui mandato terminerà con la proclamazione ufficiale del nuovo Capo di Stato, ha immediatamente contestato i risultati del preconteo, definendoli non vincolanti e denunciando "molte irregolarità" nel processo elettorale. Petro, attraverso il suo profilo social, ha dichiarato di non riconoscere la vittoria dell'avversario sulla base dei dati preliminari e ha chiesto un riconteggio totale dei voti, sottolineando che "non si può proclamare nessun presidente" prima che lo scrutinio ufficiale sia completato.
Anche il candidato sconfitto del Pacto Histórico, Iván Cepeda, si è allineato alla posizione del Presidente, annunciando che non riconoscerà il risultato fino al termine del conteggio ufficiale e che la sua coalizione impugnerà i risultati provenienti da circa 33.000 seggi elettorali, una cifra che rappresenta un numero significativo del totale delle schede scrutinare.
Accuse di brogli e ingerenze internazionali
La tensione post-elettorale si è ulteriormente inasprita a causa delle dure accuse lanciate dal presidente Petro, il quale ha sostenuto che il software di conteggio dei voti sarebbe stato compromesso e ha affermato di avere prove di interferenze esterne, arrivando a puntare il dito contro lo Stato di Israele. In un discorso acceso, il presidente uscente ha parlato di "cambiamento di indirizzi IP" dei server della Registraduría e ha definito l'accaduto un "affare penale, un delitto contro il voto".
A queste denunce si è aggiunta la voce del Partito della Rifondazione Comunista italiano, che, attraverso una nota ufficiale, ha espresso piena solidarietà a Iván Cepeda e ha denunciato le "ingerenze dell'amministrazione Trump" a favore del candidato di estrema destra, definendole una minaccia per la democrazia colombiana.
Uno scenario di tensione e protesta
Il clima politico incandescente e l'esiguità del margine di vantaggio di De la Espriella hanno gettato il Paese in una fase di profonda incertezza, in attesa dello scrutinio definitivo che potrebbe richiedere diversi giorni. In diverse città, come Bogotà e Cali, sono scoppiati disordini e scontri con le forze dell'ordine, con episodi di violenza che hanno causato feriti e un morto.
La Colombia si trova così spaccata in due, con una metà della popolazione che esulta per la vittoria del candidato della destra radicale e l'altra che si prepara a contestare nei seggi quello che ritiene un esito viziato da brogli. Le autorità elettorali hanno già ribadito la trasparenza del processo, invitando a non mettere in dubbio la legittimità del voto e assicurando che le operazioni di scrutinio proseguiranno per dirimere ogni contestazione.




