La scelta di Siska, 26 anni: l'eutanasia per una depressione senza cure

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Siska De Ruyssche, che delle Fiandre era originaria, ha posto fine alla propria esistenza domenica scorsa, in Belgio, avvalendosi di una legge – quella sull’eutanasia, appunto – che nel Paese è in vigore ormai dal 2002. A condurla a questa decisione, che ha definito lei stessa come un atto di pace interiore, è stata una depressione profonda e resistente a ogni tipo di terapia, un male oscuro contro il quale ha combattuto per metà della sua vita, trovandosi infine in una condizione tale che persino il semplice gesto di alzarsi dal letto le era diventato impossibile. «Mi sento finalmente in pace, perché so che tutto finirà», aveva confidato prima del trapasso, avvenuto nella sua casa, circondata dall’affetto dei suoi cari, i quali, seppur nel dolore, hanno rispettato fino all’ultimo la sua volontà.

Un percorso di sofferenza e la denuncia di un vuoto

La sua storia, che i media locali hanno riportato con grande risalto, non è soltanto la cronaca di un addio, ma si carica di una denuncia precisa, da lei stessa espressa nelle settimane che hanno preceduto la fine: il racconto di un abbandono percepito, di una solitudine in cui un sistema, pur legalmente attrezzato per praticare la dolce morte, sembra lasciare indietro i casi più complessi, quelli per i quali le cure convenzionali non offrono più alcuna speranza. Lei, che pure aveva amato e viaggiato, che aveva conosciuto storie d’amore e aveva recentemente vissuto la gioia di diventare zia, si è trovata a lottare da sola, giorno dopo giorno, in un percorso di sofferenza che l’ha progressivamente consumata, privandola di qualsiasi residua forza.

La legge belga e il dibattito sulla sofferenza psichica

La normativa belga, una delle più permissive al mondo in materia, consente l’eutanasia non solo per malattie fisiche incurabili ma anche per quelle psichiche, a patto che il paziente si trovi in una situazione di sofferenza fisica o psichica costante e insopportabile, senza possibilità di miglioramento, e che la richiesta sia volontaria, ripetuta e frutto di una riflessione approfondita. È in questo quadro giuridico, che pure prevede il parere obbligatorio di più medici e uno psichiatra indipendente, che si è inserita la scelta di Siska, la quale, nonostante la giovane età, ha dimostrato di possedere una lucidità tale da poter valutare, in piena autonomia, l’unica via d’uscita che le sembrava praticabile dal suo dolore.

L'ultimo saluto in un clima di serenità

Nella stanza in cui si è spenta, un’atmosfera di raccoglimento e di rispetto ha accompagnato i suoi ultimi istanti; familiari e amici le sono stati accanto, onorando non solo la persona ma anche la sua coraggiosa e sofferta determinazione. Quella di domenica scorsa non è stata, dunque, una morte qualsiasi, bensì l’epilogo di un’esistenza segnata da una battaglia impari, nella quale la medicina, con tutte le sue risorse, non era riuscita a offrire un’alternativa valida alla richiesta di liberazione da una condizione divenuta, per l’appunto, insopportabile. La sua vicenda, al di là delle inevitabili discussioni di principio che solleverà, rimane prima di tutto come il testamento umano di una giovane donna che, dopo aver assaporato le gioie della vita, ha scelto di non sopportarne oltre l’ombra.

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