Sforbiciata ai luoghi della Memoria, il governo fa retromarcia su Sant’Anna. Ma il caso politico resta aperto
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Redazione Interno
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A pochi giorni dalle celebrazioni del 25 aprile, la contabilità di Stato si abbatte come un macigno sui simboli della lotta di Liberazione. È polemica, inevitabilmente, attorno ai fondi destinati ai luoghi che custodiscono il ricordo delle stragi nazifasciste, con il governo che si trova a dover gestire un caso destinato a infiammare il dibattito politico nella ricorrenza più sentita dagli antifascisti. Il deputato del Partito Democratico Andrea De Maria – ex sindaco di Marzabotto, località tristemente nota per l’eccidio del 1944 – ha formalizzato la denuncia presentando un’interrogazione parlamentare: lo strumento finanziario dedicato alla tutela della memoria ha subito una riduzione drastica, passando da due milioni e mezzo di euro a circa 1,8 milioni complessivi. Una decurtazione che, nelle intenzioni di chi la denuncia, rischia di paralizzare le attività di istituzioni chiave come il Museo Cervi, la Fondazione di Fossoli, la Risiera di San Sabba a Trieste e, appunto, il parco di Marzabotto, senza contare l’effetto immediato su Sant’Anna di Stazzema.
Il “decreto accise” e la doccia fredda per la Versilia
Il meccanismo che ha innescato il caso è normativo, prima ancora che politico: a fare le spese della manovra è stato il cosiddetto “decreto accise”, lo strumento con cui Palazzo Chigi ha cercato di calmierare il prezzo dei carburanti in un contesto di crisi energetica legata all’instabilità mediorientale. Per reperire le risorse necessarie a ridurre le tasse alla pompa, il Ministero dell’Economia ha dovuto operare dei tagli lineari ai bilanci di vari dicasteri, e una piccola parte di questi ha colpito il fondo per i luoghi della Memoria. Nel mirino della manovra era finito in particolare il Parco Nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema, che avrebbe dovuto rinunciare a 90 mila euro (cifra che si sommava a un precedente taglio di 40 mila euro della finanziaria), una perdita non indifferente per un’istituzione che vive soprattutto di contributi pubblici per mantenere vivo il ricordo delle 560 vittime, tra cui 130 bambini, trucidate nell’agosto del 1944. La notizia, diffusa dal sindaco Maurizio Verona, aveva scatenato l’immediata reazione dell’opposizione e delle associazioni partigiane, che hanno parlato di una provocazione inaccettabile a ridosso della Festa della Liberazione.
La retromarcia di Giuli e le rassicurazioni scritte
Di fronte alla bufera mediatica, il ministro della Cultura Alessandro Giuli è intervenuto direttamente per tentare di spegnere l’incendio, operando una rapida marcia indietro. Attraverso una nota ufficiale, il titolare del Mic ha smentito che i fondi per Sant’Anna subiranno una riduzione effettiva: “Il taglio – ha precisato Giuli – era già in via di sterilizzazione attraverso un decreto compensativo”. Il ministro ha aggiunto di star conducendo una “ricognizione su eventuali variazioni di risorse previste dal ‘decreto accise’ che possano incidere sugli istituti di primario rilievo storico”, citando a garanzia della propria buona fede interventi già effettuati a salvaguardia del Museo della Shoah e del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano. In sostanza, la promessa è che, sebbene il taglio formale fosse stato inserito nella manovra per far quadrare i conti, lo Stato provvederà a restituire quanto prelevato attraverso altri canali di finanziamento straordinario.
La frattura politica non si ricompone
Nonostante la marcia indietro del ministro – accolta con sollievo dallo stesso sindaco Verona, che ha commentato con amarezza come alla vigilia del 25 aprile la vicenda “sembrasse una provocazione” – la frattura politica resta profonda. Per Andrea De Maria, infatti, la questione non si limita al solo caso di Sant’Anna, ma investe la volontà del governo di sostenere concretamente la memoria storica. Il parlamentare dem ricorda che il fondo, da lui stesso contribuito a istituire nel 2017, era rimasto intatto per anni, garantendo 500 mila euro annui a ciascuna delle cinque realtà principali, mentre l’esecutivo attuale lo ha più volte ridotto fino all’attuale cifra di circa 363 mila euro a testa. Un taglio che, sebbene parzialmente riassorbito nel caso specifico della Versilia attraverso una compensazione “straordinaria”, lascia scoperti i bilanci di altri siti simbolo come Marzabotto e Fossoli. Il nodo, dunque, rimane tutto politico: mentre il governo rivendica la volontà di non toccare la “missione del Mic”, l’opposizione documenta una riduzione strutturale delle risorse ordinarie, che a suo dire rischia di mettere in ginocchio la programmazione culturale proprio nei luoghi dove la memoria della Resistenza è più dolorosa e fragile.




