Sant’Anna di Stazzema, l’orrore che non finisce: tra memoria e nuovi conflitti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ottantuno anni dopo l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, dove il 12 agosto 1944 le SS, con la complicità di reparti fascisti, sterminarono 560 civili – tra cui 130 bambini, alcuni uccisi a baionettate o scagliati contro i muri – le ferite di quella strage continuano a interrogare il presente. Il presidente della Toscana, Eugenio Giani, durante la commemorazione ha sottolineato come la regione, «con le sue energie», abbia saputo riconquistare la libertà dopo l’occupazione nazifascista, aggiungendo che «ai giovani va insegnato cosa è stato quel periodo». Un monito che, seppur rivolto al passato, sembra riecheggiare in un’epoca in cui i conflitti ripropongono dinamiche di violenza indiscriminata.

Silvia Salis, sindaca di Genova e oratrice ufficiale della cerimonia, ha tracciato un parallelo tra le atrocità di allora e quelle odierne, citando esplicitamente Gaza e Kiev. «Quella barbarie che ha travolto Sant’Anna è la stessa che oggi devasta altri luoghi del mondo», ha affermato, ricordando come i nomi delle vittime potrebbero essere sostituiti da quelli delle madri palestinesi o ucraine. Un accostamento netto, che evita ogni retorica consolatoria e ribadisce l’attualità della memoria. Prima di concludere il suo intervento, Salis ha citato Antonio Gramsci e Fabrizio De André, due voci che, in modi diversi, hanno denunciato l’oppressione e la disumanizzazione della guerra.

Quello di Sant’Anna resta uno dei capitoli più bui della storia italiana, non solo per la ferocia dell’operato nazifascista – definito da Giani «l’espressione più brutale del nichilismo» – ma anche per i decenni di silenzio che ne hanno seguito le indagini. Solo nel 2004, dopo un’inchiesta della procura militare di La Spezia, la Corte di Cassazione confermò le condanne all’ergastolo per diversi ex ufficiali delle SS, riconoscendo la natura premeditata del massacro. Un processo tardivo, che però ha contribuito a riportare alla luce verità a lungo occultate.

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