Nel Lazio gli inibitori Pcsk9 sbarcano in farmacia, una svolta per il colesterolo cattivo
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Redazione Salute
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Da Roma, dove la macchina amministrativa regionale ha da tempo avviato un processo di riorganizzazione dell’assistenza territoriale, arriva una novità che riguarda da vicino milioni di pazienti ipercolesterolemici. A decorrere dal 1° aprile scorso – una data che, nonostante la tradizionale vigilanza suggerita dal calendario, non ha nulla di ironico sul piano clinico – la Regione Lazio ha incluso gli inibitori di Pcsk9 nel regime della distribuzione per conto (Dpc). Tradotto in pratica quotidiana: chi necessita di questi anticorpi monoclonali, capaci di abbattere i livelli di colesterolo Ldl (quello che nelle cronache mediche viene comunemente definito “cattivo”), può ora ritirarli direttamente presso la farmacia di comunità più vicina, senza doversi necessariamente recare all’ospedale o al centro prescrittore.
Un meccanismo che accorcia le distanze tra ricetta e bancone
La distribuzione per conto non è una novità assoluta nel panorama farmaceutico italiano, ma la sua applicazione agli inibitori di Pcsk9 rappresenta un cambiamento significativo. Fino al mese scorso, infatti, questi farmaci – frutto di una ricerca biotech avanzata e indicati per quei pazienti che non rispondono adeguatamente alle statine o che presentano forme familiari di ipercolesterolemia – venivano erogati quasi esclusivamente tramite i canali ospedalieri o le farmacie ospedaliere. Un percorso che, sebbene clinicamente appropriato, imponeva spostamenti e attese non sempre compatibili con la continuità terapeutica. Ora, grazie alla delibera regionale entrata in vigore il primo aprile, il paziente può recarsi presso qualsiasi farmacia convenzionata del Lazio, presentare la ricetta (ovviamente in regime di piano terapeutico) e ricevere il medicinale. Le stesse farmacie, va detto, agiscono come distributori per conto del Servizio sanitario regionale, senza alcun onere aggiuntivo per il cittadino.
L’impatto sulla gestione quotidiana del colesterolo Ldl
Dal punto di vista strettamente terapeutico, gli inibitori di Pcsk9 agiscono bloccando una proteina specifica – la proproteina convertasi subtilisina/kexina di tipo 9 – che di norma impedisce al fegato di rimuovere il colesterolo Ldl dal sangue. Un meccanismo d’azione potente, che può ridurre i valori di questo lipide anche del 50-60 per cento. Ma la loro efficacia, come sanno bene i clinici, dipende in larga misura dalla regolarità dell’assunzione (solitamente ogni due o quattro settimane, a seconda della molecola). Qualsiasi barriera logistica, insomma, rischia di tradursi in una interruzione della cura. La decisione della Regione Lazio di spostare l’erogazione sul territorio – e di farlo attraverso la rete capillare delle farmacie private convenzionate – riduce drasticamente questo rischio. Non occorre più organizzare un permesso dal lavoro o un accompagnamento per raggiungere il policlinico: si passa davanti allo sportello del farmacista come per un comune antibiotico.
Farmacie di comunità al centro di una sanità più fluida
Il canale Dpc, va precisato, non è una novità assoluta nemmeno per il Lazio: era già utilizzato per altre categorie di farmaci ad alta complessità gestionale, ma non per gli anticorpi monoclonali ipolipemizzanti. Con l’inserimento di questi ultimi, la Regione completa un tassello importante della cosiddetta “sanità territoriale”, un concetto che ha guadagnato centralità dopo le esperienze pandemiche. Le farmacie aderenti – e si tratta pressoché della totalità di quelle convenzionate – ricevono i prodotti dai depositi centrali e li consegnano su presentazione della prescrizione, con un flusso tracciato che garantisce la stessa sicurezza e la stessa qualità di conservazione garantita in ambito ospedaliero. Per i pazienti, la differenza è tangibile: meno chilometri, meno code, meno pensieri.
Dalla cronaca amministrativa alla concretezza della terapia
In assenza di cifre ufficiali diffuse dalla Regione sul numero di pazienti attualmente trattati con inibitori Pcsk9, è comunque ragionevole stimare che la platea potenziale – tra soggetti con ipercolesterolemia familiare eterozigote e pazienti in prevenzione secondaria dopo un evento cardiovascolare – sia nell’ordine di diverse migliaia di persone nel solo Lazio. A costoro si aggiungono i nuovi pazienti che potrebbero avvicinarsi a questi farmaci proprio grazie alla maggiore accessibilità. Nessuna valutazione di merito sull’efficacia comparata rispetto ad altre terapie viene qui avanzata; ciò che cambia, piuttosto, è il rapporto fisico tra malato e medicina. Un rapporto che, almeno sulla carta, diventa più simile a quello di un bene di consumo sanitario di largo consumo, senza per questo perdere la sua natura di presidio salvavita. Restano ferme, ovviamente, le regole sulla prescrivibilità da parte di centri autorizzati (generalmente le UOC di cardiologia, medicina interna o endocrinologia), ma una volta ottenuto il piano terapeutico, il resto è un passaggio al banco.




