Anaao Assomed diffida aziende sanitarie, in Campania una su due e in Sardegna cinque realtà
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Redazione Interno
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Il principale sindacato dei medici ospedalieri, l'Anaao Assomed, ha presentato alla Camera dei Deputati un Libro bianco che, non senza un certo sgomento, fotografa su base documentale le ripetute inadempienze contrattuali gravanti sulla dirigenza medica e sanitaria. Il documento, consegnato anche al ministro della Salute Orazio Schillaci, scoperchia un vero e proprio vaso di Pandora, rivelando un sistema frammentato e sofferente, dove il rispetto degli accordi collettivi sembra essere più l'eccezione che la regola. Una situazione che, come ha sottolineato il segretario nazionale Pierino Di Silverio durante l'intervista alla trasmissione "Basta la Salute" su Rainews 24, mina alle fondamenta la sostenibilità e l'attrattività del Servizio sanitario nazionale, già sotto pressione per carenze strutturali di lunga data.
Il caso campano: diffide per il 50% delle aziende
Il dossier regionale dedicato alla Campania dipinge un quadro particolarmente critico, tanto che nel 2025 il sindacato è stato costretto a inviare diffide a una azienda sanitaria su due per la palese mancata applicazione del contratto nazionale. Le violazioni, che si concentrano con preoccupante frequenza sulle norme fondamentali per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, sugli orari di servizio e sulle modalità di conferimento degli incarichi direttivi, non rappresentano tuttavia l'intero panorama. Gli stessi vertici dell'Anaao, del resto, avvertono come le aziende non ancora oggetto di formale diffida non possano affatto considerarsi in regola, essendo anzi destinate, qualora non pongano rimedio, a ricevere a breve lo stesso provvedimento. Un meccanismo, questo, che evidenzia una disapplicazione ormai sistemica e diffusa, la quale costringe i professionisti a operare in condizioni di lavoro spesso al limite della sopportazione.
La situazione in Sardegna e le criticità nazionali
Analogo il percorso intrapreso in Sardegna, dove il sindacato ha diffidato cinque distinte aziende sanitarie, richiamandole al rispetto degli obblighi pattuiti. Il Libro bianco, nel suo complesso, delinea un'Italia a due velocità, segnata non solo dal superlavoro del personale ma anche da pesanti intoppi di natura amministrativa e da fondi che, pur essendo disponibili, rimangono inspiegabilmente bloccati, rallentando di fatto la piena operatività dei servizi. Queste distorsioni organizzative, che si sommano alle carenze croniche di organico, finiscono per scaricare il loro peso proprio sui dirigenti medici, i quali si trovano a dover supplire, spesso a proprie spese, alle falle di un sistema che stenta a garantire le minime tutele contrattuali.
Un quadro di sofferenza sistemica
I dati nazionali, che parlano di circa il 75% delle aziende sanitarie in una condizione di sostanziale "illegalità" contrattuale, confermano la portata del fenomeno. Le inadempienze, che spaziano dalla mancata attuazione delle norme sulla sicurezza al mancato riconoscimento di diritti elementari, configurano uno scenario in cui il contratto collettivo viene percepito come un mero riferimento teorico, largamente disatteso nella pratica quotidiana degli ospedali. Questo solco tra ciò che è scritto e ciò che viene applicato rappresenta, al di là delle singole proteste sindacali, un elemento di grave debolezza per l'intera struttura sanitaria, la cui tenuta dipende inevitabilmente dalle condizioni in cui versano i suoi professionisti.




