Meloni a Mentana: "L'Europa per essere grande deve sapersi difendere da sola"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Seduta nello studio del TgLa7, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affrontato le questioni sollevate dalle nuove linee strategiche americane, che hanno suscitato un acceso dibattito internazionale. Intervistata da Enrico Mentana, Meloni ha dichiarato, rifacendosi a un tema da lei più volte evocato, che il documento sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, al di là dei toni utilizzati, ribadisce un concetto noto e condivisibile: l’Europa, se intende ambire a un ruolo di primo piano, non può continuare a delegare ad altri la propria difesa. «Quando appalti la sicurezza a qualcun altro», ha affermato, «devi sapere che c’è un prezzo da pagare», in un chiaro riferimento alla dipendenza storica dal alleato d'oltreoceano. Secondo la premier, dunque, la strada da percorrere è obbligata e rappresenta una sfida che il Vecchio Continente è chiamato ad accettare.

Un processo storico inevitabile

La lettura che viene proposta del documento strategico americano, il quale critica aspramente le politiche europee, non individua una frattura nelle relazioni transatlantiche, bensì l’emersione di una posizione più netta su un tema dibattuto da anni. «Non parlerei di un incrinarsi dei rapporti Usa e Ue», ha precisato Meloni, sottolineando come il testo enunci in modo più assertivo ciò che nel dialogo tra le due sponde dell’Atlantico si discute da tempo. Si tratterebbe, nella sua visione, di un passaggio necessario e ineludibile della storia, un destino al quale l’Europa non può sottrarsi se vuole contare davvero sullo scacchiere globale. Quel che alcuni, tra cui lei stessa, avevano definito in passato come inevitabile, oggi si materializza in un atto ufficiale della presidenza Trump.

Il costo economico e il valore della libertà politica

Assumere in prima persona la responsabilità della propria sicurezza, ovviamente, comporta degli oneri finanziari non indifferenti, ai quali gli stati membri dell’Unione dovrebbero prepararsi. La presidente del Consiglio non nega questa evidenza, anzi, la esplicita con chiarezza: «Per noi questa è un'occasione: un'occasione che ha un costo economico». Tuttavia, il peso della spesa militare viene contrapposto a un guadagno di ben altra natura, che trascende il mero calcolo dei conti pubblici. L’investimento, per quanto gravoso, «produce libertà politica», liberando le scelte europee da condizionamenti esterni e costruendo una sovranità piena, autentica, non più filtrata attraverso gli interessi di un alleato pur fondamentale. È questo, secondo Meloni, il vero obiettivo da perseguire.

La posta in gioco per il futuro continentale

Le parole pronunciate in televisione delineano una visione strategicamente autonoma, che vuole interpretare le mosse di Washington non come una minaccia, ma come uno stimolo a crescere. La dipendenza, per quanto comoda nell’immediato, impone sempre delle condizioni e limita il margine di manovra, come dimostrano varie vicende della cronaca internazionale che hanno visto paesi europei in difficoltà a far valere le proprie posizioni. Il percorso verso una difesa comune e credibile, che molti auspicano da decenni, richiede una volontà politica coesa e la disponibilità a destinare risorse significative, due elementi su cui l’Europa ha spesso mostrato divisioni e incertezze. La chiamata all’azione lanciata da Meloni si inserisce in questo contesto, proponendo di vedere nella svolta americana non un pericolo, ma la spinta definitiva per compiere un passo che era già nell’aria.

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