Il caso Regeni, la Cgil del Friuli contro l’esclusione del docufilm e le dimissioni di Mereghetti dalla commissione Giuli
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Redazione Interno
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La segreteria regionale della Cgil Friuli Venezia Giulia ha rotto un silenzio che, per certi versi, diventava assordante, manifestando il proprio “sconcerto a tutti i livelli” per la mancata ammissione del docufilm su Giulio Regeni – quel “Giulio Regeni. Tutto il male del mondo” diretto da Simone Manetti – ai finanziamenti ministeriali destinati alle opere cinematografiche. Una nota, quella del sindacato, che non lascia spazio a interpretazioni: l’esclusione viene definita come l’ennesimo affronto, una sorta di schiaffo inferto ai genitori del ricercatore ucciso al Cairo, Paola e Claudio. I quali, da dieci anni, proseguono senza cedimenti la loro battaglia silenziosa ma inflessibile per strappare una verità che appare ogni giorno più sepolta sotto cumuli di omissioni e diplomazie imbarazzate.
L’indignazione del sindacato e il di Regeni come simbolo
La Cgil del Friuli, nel prendere le distanze dalla scelta ministeriale, si è accodata a quelle voci – interne ed esterne al mondo della cultura – che chiedono un’illuminazione immediata su una decisione definita “incomprensibile”. I rappresentanti sindacali, nel loro intervento, hanno richiamato con forza le parole tratte dallo stesso racconto dei fatti: il corpo di Giulio, nell’obitorio egiziano, portava addosso “tutto il male del mondo”. Una frase che non è solo il titolo del documentario escluso, ma una sintesi agghiacciante di quanto accaduto nel 2016, quando il trentenne ricercatore italiano fu rapito, torturato e ucciso. Nessuna concessione retorica, nel testo della Cgil, ma la volontà di tenere alta l’attenzione su un caso che ha segnato la cronaca giudiziaria e politica italiana.
Le dimissioni a effetto immediato: Mereghetti e Galimberti lasciano la commissione
Proprio mentre la polemica montava, il critico cinematografico Paolo Mereghetti – 76 anni, figura di spicco del settore e membro, dal settembre 2024, della commissione ministeriale per i contributi selettivi – ha rassegnato le dimissioni con “effetto immediato”. Insieme a lui, si è dimesso anche Massimo Galimberti. Entrambi hanno motivato il gesto, stando a quanto emerso, con una “incompatibilità ambientale” e con “difformità di vedute sui criteri di valutazione delle opere”. Non è un dettaglio secondario, se si considera che Mereghetti era considerato il nome più prestigioso tra i commissari. La sua uscita, assieme a quella del collega, ha gettato un’ombra lunga sui metodi di assegnazione dei fondi statali al cinema.
Il ministero e il ministro Giuli sotto pressione: attesa in Aula
Al centro della bufera finisce ora il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, convocato alla Camera per rispondere, nel corso del question time, alle interrogazioni presentate dalle opposizioni. Queste ultime contestano non solo il mancato finanziamento al docufilm su Regeni, ma l’intero impianto delle nuove regole che disciplinano l’erogazione dei contributi. La richiesta di chiarimenti, dunque, non si limita al singolo caso, ma interroga le linee guida adottate dal dicastero. La vicenda si è consumata in poche ore: l’esclusione dell’opera, l’esplodere delle proteste, le dimissioni lampo dei due commissari. E ora l’appuntamento in Parlamento, dove Giuli dovrà argomentare una scelta che, a molti, appare come un nuovo, doloroso capitolo di una storia lunga un decennio.




