Lukaku e le sue lacrime dopo il gol: “Prima di arrivare a Napoli ero morto”. E intanto l’AIA salva Colombo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Non era solamente un gol, quello segnato da Romelu Lukaku al novantaseiesimo minuto del match del Bentegodi contro il Verona, e non lo era per tanti motivi, a partire dal valore intrinseco di quei tre punti che consentono al Napoli di restare incollato al terzo posto in classifica in una volata per la Champions League che si fa sempre più serrata. Era, quella rete, la liberazione di un uomo più che di un calciatore, e le immagini che hanno fatto il giro del web subito dopo la partita non mentivano mai: l’attaccante belga, abbracciato dai compagni, è scoppiato in un pianto liberatorio che aveva il sapore di una resa dei conti con un periodo buio, fatto di sofferenze private e lontano dai riflettori del campo. Intervistato da Dazn nel post-partita, la voce rotta dalla commozione, Lukaku ha spiegato il senso di quelle lacrime riferendosi alla scomparsa del padre, un lutto pesante che lo ha segnato profondamente e che, come ha dichiarato testualmente, lo accompagna ogni giorno. Ma la frase che forse più di ogni altra ha colpito gli ascoltatori e gli addetti ai lavori è stata un’altra, quella in cui ha confessato senza mezzi termini di sentirsi, prima del suo arrivo all’ombra del Vesuvio, “morto”.
A raccontare il dietro le quinte di quell’intervista così intensa ci ha pensato, nei giorni successivi, la giornalista di Dazn Federica Zille, intervenuta ai microfoni di Radio Napoli Centrale. Zille ha riportato come Lukaku, in quel frangente, non stesse semplicemente rilasciando una dichiarazione di routine ma si stesse letteralmente sfogando, dando voce a settimane difficili durante le quali non era riuscito a dare il suo contributo alla squadra per via di problemi fisici e personali. La giornalista ha ammesso di essere andata in difficoltà di fronte a quell’esplosione di sentimenti, sottolineando come nessuno, all’esterno, avesse davvero percepito la gravità del momento che l’attaccante stava attraversando. Il calcio, si sa, talvolta restituisce ciò che toglie, e in quel sinistro sotto misura che ha battuto Montipò c’era tutta la voglia di riscatto di un professionista che ha trovato in Antonio Conte, e nella città di Napoli, la sponda giusta per tornare a sentirsi vivo.
L’ombra lunga del Bentegodi: Rocchi e la “non decisione” su Colombo
Se l’episodio Lukaku ha scaldato i cuori dei tifosi azzurri, un altro fronte, ben più burocratico ma ugualmente caldo, tiene banco negli uffici dell’AIA e riguarda sempre il pomeriggio di Verona. L’edizione odierna de Il Mattino, infatti, ha svelato quello che è stato il verdetto, per certi versi a sorpresa, del designatore arbitrale Gianluca Rocchi riguardo alla direzione di gara di Andrea Colombo. Il fischietto di Como, finito nel mirino delle critiche per alcuni episodi controversi, aveva visto sui propri schermi, sabato pomeriggio, scorrere immagini non proprio edificanti della sua prestazione, con errori definiti “grossolani” dalla stessa testata, sebbene per fortuna degli arbitri non decisivi ai fini del risultato finale. L’episodio principale contestato è la spinta, non vista né dal direttore di gara né dal Var, subita dal difensore del Napoli Alessandro Buongiorno in area di rigore: un fallo netto da cui, paradossalmente, è nato poi il calcio d’angolo che ha portato alla rete del momentaneo pareggio di Akpa Akpro.
Nonostante la moviola in diretta televisiva abbia mostrato senza troppi filtri l’errore, Rocchi, intervenuto a Open VAR sul medesimo network, ha sorprendentemente glissato sull’accaduto, concentrando la propria analisi su altri aspetti e di fatto evitando di bollare la direzione del giovane arbitro come insufficiente. I vertici dell’AIA, pur non potendo ignorare la svista, hanno deciso di non procedere con alcuna sorta di “fermata” per Colombo, che dunque sarà regolarmente a disposizione per i prossimi turni di campionato. La valutazione complessiva, trapelata negli ambienti federali, parla di un arbitraggio non brillante, certo, ma non meritevole di un giudizio del tutto negativo; una linea che sembra sposare la filosofia, più volte espressa da Rocchi, di rimettere l’arbitro al centro del villaggio, riducendo l’iper-varismo e accettando l’errore umano fino a un certo grado. Insomma, Colombo può tirare un sospiro di sollievo, ma con la consapevolezza che il Bentegodi, per lui, dovrà rappresentare un monito a mantenere alta la concentrazione, in un campionato che non perdona distrazioni.




