The Elder Scrolls 6, la trama alternativa e l'annuncio prematuro: dietro le quinte di Bethesda
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Mentre i fan attendono notizie concrete su The Elder Scrolls VI, annunciato ormai sei anni fa, affiorano retroscena che raccontano una gestazione complessa e scelte creative audaci, poi accantonate. Dalle dichiarazioni di ex sviluppatori, emerge un quadro in cui le necessità di comunicazione con il pubblico e le visioni narrative più radicali hanno percorso strade divergenti, svelando un processo creativo tutt'altro che lineare per uno dei capitoli più attesi nell'ambito dei videogiochi di ruolo.
L'annuncio strategico e l'attesa per Starfield
L’annuncio del gioco, avvenuto nel 2018 attraverso un breve teaser privo di dettagli operativi, non fu dettato dalla prossimità del lancio ma da una precisa strategia di studio. Come ha rivelato un ex artista di Bethesda, quella mossa servì principalmente a placare l’impazienza della base di appassionati, la quale, dopo gli oltre sette anni trascorsi dall’uscita di Skyrim, iniziava a mostrare segni di frustrazione. Lo studio, infatti, aveva dirottato le sue energie principali su Starfield, il nuovo Titolo space opera, un progetto che richiedeva uno sforzo colossale e che avrebbe ulteriormente dilatato i tempi di sviluppo per il nuovo capitolo della saga fantasy. Quell’anticipo, quindi, si configurò come una rassicurazione, una promessa necessaria per mantenere viva l’attenzione mentre le risorse venivano concentrate altrove.
La visione rivoluzionaria di un veterano della saga
Parallelamente, un altro ex dipendente di lungo corso, Kurt Kuhlmann, ha svelato quale sarebbe potuta essere la sua personale direzione narrativa per il titolo. Kuhlmann, che ha contribuito alla "lore" degli Elder Scrolls per due decenni e ha co-guidato la realizzazione di Skyrim, aveva elaborato una trama coraggiosa e inaspettata, incentrata sull’ascesa dei Thalmor. Questo gruppo di elfi alti, estremisti e convinti di essere i legittimi dominatori di Tamriel, sarebbe stato il perno di una storia dal finale amaro e aperto. La sua idea, che lui stesso ha paragonato al cliffhanger de "L’Impero colpisce ancora", prevedeva un trionfo temporaneo degli antagonisti, lasciando deliberatamente i giocatori con un senso di sconfitta e numerosi interrogativi da risolvere in un ipotetico capitolo successivo.
Un finale a sorpresa ispirato al cinema
Questa svolta, che avrebbe segnato una rottura con le tradizionali strutture narrative della serie – le quali, pur nelle loro molteplici conclusioni, tendono a conferire all’eroe un ruolo decisivo – non è mai stata sviluppata oltre lo stadio concettuale. Kuhlmann, a cui inizialmente era stato promesso il ruolo di lead designer sul progetto, non ha poi ricoperto quella posizione, vedendo quindi tramontare la sua proposta di un epilogo non convenzionale. La sua partenza dallo studio, avvenuta dopo il completamento di Starfield e motivata da una certa insoddisfazione verso i metodi di lavoro, ha di fatto chiuso la porta su questa ambiziosa alternativa narrativa. La sua visione rimane dunque una curiosità, un “cosa sarebbe potuto essere” che illumina le discussioni creative che animano gli studi prima che un progetto prenda la sua forma definitiva.
Il futuro di un mondo ancora da definire
Queste rivelazioni, se da un lato alimentano la speculazione degli appassionati, dall’altro confermano come lo sviluppo di un gioco di tali dimensioni sia un crocevia di idee, spesso contrastanti, e di decisioni che vanno ben oltre la semplice scrittura della trama. L’annuncio prematuro, funzionale a gestire le aspettative, e la shelving di una storyline così radicale sono due facce della stessa medaglia: la complessa gestione di un’eredità culturale enorme come quella di The Elder Scrolls. Ciò che è certo è che il team attualmente al lavoro sul titolo dovrà bilanciare l’innovazione con le aspettative di un pubblico che, nel bene e nel male, ha dimostrato di avere una pazienza non infinita.




