Il calore dei data center diventa energia per le città
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Redazione Economia
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L’enorme quantità di calore generata dai data center, che sono i veri pilastri della transizione digitale, non è più da considerarsi uno scarto ma una risorsa preziosa. Recuperarla per riscaldare le abitazioni si sta rivelando una delle soluzioni più promettenti per decarbonizzare i centri urbani e, al contempo, accelerare la transizione green dell’intero settore residenziale. Un approccio innovativo che, trasformando un costo energetico in un vantaggio, coniuga finalmente lo sviluppo tecnologico con una pianificazione energetica ispirata ai princìpi dell’economia circolare.
Secondo i calcoli dello studio condotto da A2A e TEHA, le cui stime sono state presentate al Forum di Cernobbio, le potenzialità sono notevoli: nello scenario più ottimistico, si potrebbero infatti recuperare fino a 9,5 TWh di energia termica ogni anno. “Spesso considerati grandi consumatori di energia – ha spiegato il presidente di A2A, Roberto Tasca – possono trasformarsi in elementi chiave della transizione ecologica attraverso il recupero del calore generato dai chip”. Una visione che punta a integrare queste infrastrutture nel tessuto cittadino, alimentando le reti di teleriscaldamento esistenti.
Oltre ai benefici ambientali, la ricerca “L’Italia dei data center” evidenzia un impatto macroeconomico di vasta portata. Il settore, infatti, è in grado di creare fino a centocinquantamila nuovi posti di lavoro e di contribuire in maniera significativa alla crescita del Paese, con un possibile aumento annuale del Pil nazionale che potrebbe toccare il 15%. Un dato che sottolinea come la sostenibilità e lo sviluppo economico possano procedere di pari passo.




