Franco Iachi Bonvin, la condanna definitiva per l'uccisione del ladro: un anno e otto mesi con pena sospesa
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Redazione Interno
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Si è chiusa in via definitiva, con un epilogo che solleva inevitabilmente un confronto con altre vicende giudiziarie simili, la lunga e complessa vicenda processuale di Marcellino Franco Iachi Bonvin, il tabaccaio 74enne di Pavone Canavese, in provincia di Torino, che nella notte del 7 giugno 2019 uccise a colpi di arma da fuoco un giovane cittadino moldavo di 24 anni, Ion Stavila, colto mentre stava svaligiando la sua rivendita di generi di monopolio insieme ad altri due complici.
La rinuncia al ricorso in Cassazione, formalizzata dai difensori dell’uomo, ha reso irrevocabile la sentenza emessa dalla Corte d'Assise d'Appello di Torino, che aveva già rideterminato in modo significativo la pena e la qualificazione giuridica del fatto rispetto al verdetto di primo grado del Tribunale di Ivrea.
I fatti della notte del 7 giugno 2019
La dinamica dell’episodio che ha scosso la piccola comunità alle porte di Ivrea è stata ricostruita nel dettaglio durante i gradi di giudizio. Quella notte, Iachi Bonvin, che dormiva al secondo piano dell’immobile in cui si trova la sua attività commerciale al piano terra, venne svegliato verso le 2:30 o le 3:00 dalla sirena dell’allarme antifurto. Affacciatosi al balcone, notò tre individui con il volto travisato intenti a caricare su un furgone bianco, risultato poi rubato, un'apparecchiatura cambiamonete che conteneva circa 3.000 euro.
Il tabaccaio, che aveva già subito numerosi furti in passato, prese un revolver calibro 357 regolarmente detenuto e, tornato sul balcone, esplose diversi colpi in direzione del mezzo. Uno di questi proiettili, diretto verso il basso, colpì Stavila alla schiena, cagionandone la morte sul colpo; i due complici riuscirono invece a far perdere le proprie tracce fuggendo nel buio della notte.
Il percorso giudiziario: dalla condanna a cinque anni alla riqualificazione del reato
L'iter processuale è stato lungo e caratterizzato da una profonda evoluzione della valutazione giuridica dei fatti da parte dei giudici. Inizialmente indagato e poi processato con rito abbreviato, Iachi Bonvin si vide contestare inizialmente l’accusa di omicidio volontario, che portò il 30 maggio 2024 il Tribunale di Ivrea a condannarlo a cinque anni di reclusione, riconoscendogli però le attenuanti generiche e il risarcimento del danno già versato alla famiglia della vittima. La vera e sostanziale svolta si è verificata in sede di appello, dinanzi alla Corte d'Assise d'Appello di Torino.
I giudici di secondo grado, con una sentenza che ha modificato radicalmente la prospettiva del caso, hanno riqualificato il reato da omicidio volontario a omicidio colposo. Questo passaggio è stato reso possibile dal riconoscimento di una situazione di fatto assimilabile all’ipotesi della "legittima difesa putativa".
Si tratta di un istituto giuridico che ricorre quando l’agente, per un errore di valutazione delle circostanze di fatto, ritiene erroneamente ma in modo scusabile di trovarsi in una situazione di pericolo attuale che giustifica una reazione difensiva; nel caso di Bonvin, i giudici hanno ritenuto che egli avesse però "travalicato per colpa i limiti" di quella stessa difesa, configurando così la responsabilità a titolo di colpa e non di dolo.
La pena definitiva: un anno e otto mesi e la sospensione condizionale
Grazie alla riqualificazione del reato, al riconoscimento delle attenuanti generiche, allo sconto di un terzo della pena previsto per la scelta del rito abbreviato e all’applicazione della sospensione condizionale, la condanna inflitta in appello è stata ridotta a un anno e otto mesi di reclusione. La scelta della difesa di rinunciare al ricorso in Cassazione, come spiegato dall'avvocato Mauro Ronco, è stata dettata dalla volontà di chiudere definitivamente il capitolo giudiziario, avendo ottenuto "una pena che non prevedeva la detenzione".
Il beneficio della sospensione condizionale, infatti, permette a Iachi Bonvin di non scontare la pena in carcere, a condizione che non commetta ulteriori reati nel periodo stabilito e che rispetti le eventuali prescrizioni.
Il confronto con il caso Roggero
La vicenda del tabaccaio di Pavone Canavese è stata spesso accostata, nei dibattiti pubblici, a quella del gioielliere di Grinzane Cavour, Mario Roggero, finito in carcere con una condanna a 14 anni e 9 mesi per l'uccisione di due rapinatori. Le due storie giudiziarie, però, presentano differenze sostanziali che spiegano gli esiti così diversi. Oltre alla scelta del rito (abbreviato per Bonvin, ordinario per Roggero, che non ha beneficiato di sconti di pena), i due casi si distinguono per le modalità delle azioni e per l'atteggiamento processuale dei due imputati.
Iachi Bonvin ha sempre espresso grande dolore per l'accaduto, mentre Roggero ha più volte rivendicato il proprio gesto. Sul piano fattuale, Bonvin ha sparato dal balcone verso il basso senza infierire sulla vittima, mentre Roggero ha inseguito i malviventi fuori dal negozio a rapina conclusa, ha esploso numerosi colpi e ha anche colpito uno degli aggressori a terra.
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