Gioielliere condannato a 14 anni in appello per l'uccisione di due rapinatori
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Redazione Interno
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La Corte d’Assise d’Appello di Torino ha ridotto la pena, precedentemente fissata in 17 anni di reclusione, a 14 anni e 9 mesi per Mario Roggero, il titolare della gioielleria di Grinzane Cavour che, nel corso di una rapina avvenuta nell’aprile del 2021, uccise due dei malviventi e ne ferì un terzo. La sentenza di secondo grado, emessa il 3 dicembre, segue le richieste della procura generale che, nell’udienza del 12 novembre, aveva sollecitato la conferma integrale della condanna inflitta in primo grado dal tribunale di Asti. Il collegio giudicante, valutando l’intera dinamica – la quale, secondo l’accusa, avrebbe assunto i contorni di una vera e propria esecuzione più che di un atto di legittima difesa – ha tuttavia optato per un alleggerimento della sanzione, pur confermando la responsabilità penale dell’imputato.
La difesa e la ricostruzione dei fatti
Nel corso della stessa udienza, prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio, Mario Roggero aveva preso la parola per una mezz’ora di dichiarazioni spontanee, difendendo con fermezza la propria condotta. “Ho agito per legittima difesa”, ha affermato il gioielliere davanti alla corte, “ho solo voluto proteggere la mia famiglia”. La sua versione, che ha trovato ascolto presso una parte dell’opinione pubblica – tanto che alcuni sostenitori si erano presentati in tribunale – si scontra però con la ricostruzione processuale. Quest’ultima, incentrata sugli sviluppi investigativi e sui riscontri balistici, descrive un episodio in cui i colpi d’arma da fuoco, esplosi mentre i rapinatori erano già in fuga dal negozio dopo il furto, colpirono mortalmente due di essi, mentre il terzo rimase ferito. A perdere la vita in quell’occasione furono Andrea Spinelli e Giuseppe Mazzarino; sopravvisse invece Alessandro Modica.
Il percorso giudiziario e la sentenza
Il lungo iter processuale, iniziato con le indagini sulla scena del crimine e proseguito attraverso il primo grado di giudizio, ha dunque trovato un suo momento decisivo nella recentissima pronuncia d’appello. La corte torinese, pur riconoscendo alcuni elementi di minor gravità – i quali, sebbene non specificati nelle motivazioni che saranno depositate successivamente, hanno indotto a una riduzione di oltre due anni della pena – ha sostanzialmente confermato il quadro accusatorio. Secondo tale quadro, le azioni del gioielliere sarebbero andate oltre i limiti consentiti dalla legge per la difesa personale o del patrimonio, configurando piuttosto una reazione successiva e sproporzionata alla minaccia immediata. La vicenda, che ha sollevato interrogativi complessi sul confine tra reazione legittima e eccesso, si è ora chiusa con questa sentenza, la cui entità è definitiva salvo eventuali, ulteriori ricorsi alla Corte di Cassazione.
Il contesto e le implicazioni
L’episodio, risalente ormai a quasi tre anni fa, si inserisce nel più ampio e doloroso filone della cronaca nera legata alle rapine nelle attività commerciali, casi che spesso pongono dinanzi a scenari drammatici e a scelte immediate. La sentenza odierna, senza entrare nel merito di speculazioni future o di possibili sviluppi, si limita a chiudere un capitolo giudiziario, fissando una pena che la magistratura ritiene congrua alla condotta accertata. Mentre la difesa aveva cercato di far prevalere la tesi della necessità di proteggere sé stessi e i propri beni da un’aggressione armata, l’accusa – e infine i giudici di secondo grado – hanno ritenuto che, una volta cessata l’azione predatoria con la fuga dei malviventi, non sussistessero più i presupposti per un uso letale della forza. La riduzione della condanna, seppur significativa, non modifica dunque il giudizio di fondo sulla natura dell’intervento, che resta punito dal codice penale.




