Il gioielliere e i due rapinatori: "Non chiedo scusa, sono io la vittima"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Finisce con un uomo in piedi, in giacca e cravatta, impettito, che si avvicina alle telecamere a commentare una condanna a quasi quindici anni di carcere. Mario Roggero, gioielliere di 71 anni di Grinzane Cavour, nel Cuneese, è stato riconosciuto colpevole in appello di duplice omicidio colposo per aver ucciso due rapinatori che, nel 2021, fecero irruzione nel suo negozio. La Corte d'Appello di Torino ha ridotto la pena da diciassette a quattordici anni e nove mesi, ma per l'uomo, che ha sempre invocato la legittima difesa affermando di aver agito per salvarsi la vita, quella sentenza rappresenta comunque una sconfitta. «Preferisco non dire quello che penso sulla giustizia Italiana», ha dichiarato, lasciando però trapelare il suo disappunto quando ha aggiunto che si aspettava un'assoluzione, che non c'è stata per quello che lui giudica un mancato «coraggio» da parte dei magistrati.

La dinamica e la difesa

La vicenda, che ha riacceso il dibattito sui limiti della legittima difesa e sulle reazioni degli aggrediti, risale a tre anni fa quando la gioielleria fu presa di mira da una banda. Roggero, che si trovava all'interno, reagì all'assalto sparando, uccidendone due e ferendone un terzo. La sua posizione, sostenuta con fermezza in ogni fase processuale, è rimasta immutata: «Ho sparato per salvarmi la vita», ha ripetuto, convinto che in quel momento estremo non ci fosse alternativa se non quella di difendersi con le armi. I giudici di primo grado, e ora quelli d'appello, hanno però valutato diversamente l'eccesso colposo nella reazione, ritenendo, stando alla motivazione della condanna, che la sua risposta non fosse proporzionata alla minaccia subita.

Le parole dopo la sentenza

Al di là degli aspetti giuridici, che vedranno ora la difesa ricorrere in Cassazione, a colpire sono state le dichiarazioni asciutte e risolute del gioielliere dopo la lettura del verdetto. Senza mostrare pentimento alcuno, anzi, ribadendo di sentirsi a sua volta vittima dell'accaduto, Roggero ha respinto con forza ogni ipotesi di scuse verso le famiglie dei rapinatori uccisi. «Loro non mi hanno chiesto scusa per aver fatto un figlio degenere», ha affermato, usando un tono che riflette una rabbia profonda e un senso di ingiustizia subita. Ha definito la pena, nonostante la riduzione, come un «ergastolo» per la sua età, sottolineando il paradosso di una situazione in cui chi si è difeso si trova a scontare una condanna pesantissima.

Il percorso giudiziario

La riduzione della pena in secondo grado rappresenta un elemento tecnico significativo, ma non modifica la sostanza della condanna per l'imputato. Il procedimento, seguito con attenzione per le sue implicazioni sociali, si è ora concluso con questa decisione della Corte d'Appello, che ha rivisto al ribasso la quantificazione della sanzione pur confermandone il fondamento giuridico. La vicenda, che ha avuto risvolti drammatici sia per il gioielliere che per le famiglie dei giovani rimasti uccisi, resta emblematica di casi in cui la linea tra difesa personale ed eccesso diventa oggetto di complessa valutazione da parte dei tribunali, i quali devono soppesare gli attimi concitati di un'aggressione con il rigore del codice penale.

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