Panettone, il dolce che divide: rincari in arrivo e una scelta tra supermercato e alta pasticceria

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le ricerche più attente e gli studi più puntuali, che nei giorni scorsi hanno passato in rassegna gli scaffali della grande distribuzione e i laboratori delle pasticcerie, disegnano un mercato a due velocità dove la forbice dei prezzi si allarga inesorabilmente. Se un prodotto di marca del supermercato può costare oggi anche il 42% in più rispetto al 2021-3, spingendosi fino a un raddoppio per le versioni al cioccolato, dall'altro lato lo sbarramento psicologico dei 50 euro per un panettone d'autore è ormai superato-1-4. Una dinamica che, complici le quotazioni schizzate alle stelle di materie prime come burro, uova e cacao, rischia di trasformare un simbolo conviviale in un bene di lusso per molte famiglie-3-6.

La sorpresa della grande distribuzione

Mentre le pasticcerie artigianali sperimentano con zafferano, erbe di mare o accostamenti salati, una silenziosa rivoluzione di qualità avviene tra gli scaffali dei supermercati. Il test più recente di Altroconsumo, condotto con degustazioni alla cieca e analisi di laboratorio, assegna il titolo di "Migliore del Test" al Panettone Classico a marchio Coop, il cui prezzo si attesta sotto la soglia dei sette euro. Un risultato che ribalta i preconcetti, dimostrando come alcuni prodotti della distribuzione organizzata superino abbondantemente i minimi di legge per ingredienti nobili, arrivando a contenere, ad esempio, una percentuale di tuorlo che è quasi il triplo di quella richiesta. A conferma di questa tendenza, altre classifiche indipendenti pongono ai vertici il Panettone Milanese Tre Marie e il Gran Nocciolato Maina, riconoscendo nella grande distribuzione un'offerta ormai matura e competitiva.

L'universo dell'artigianalità premium

Parallelamente, fiorisce un segmento che fa dell'esclusività e della sperimentazione il proprio marchio di fabbrica. Qui i prezzi, che mediamente si aggirano intorno ai 45 euro al chilo con picchi oltre i 50, non sono un semplice riflesso dei costi ma un preciso posizionamento. La classifica dei creativi del 2025, ad esempio, è dominata da maestri come Pasquale Pesce di Avella, il cui panettone al cioccolato è valutato 37 euro, o Pietro Macellaro che, con una versione al limone e origano di montagna, sfiora i 50 euro. Si tratta di prodotti che, più che dolci, si propongono come esperienze sensoriali uniche, spesso legate a un territorio o a una filosofia produttiva estrema, con lievitazioni che superano le 70 ore e ingredienti dalla filiera corta. La richiesta per questi capolavori da tavola festiva è in crescita costante, segnando un +18% del comparto artigianale, a testimonianza di un consumatore disposto a investire sull'eccellenza.

Le cause strutturali dei rincari

La cosiddetta "pando-flation", termine coniato per descrivere l'impennata dei costi dei dolci natalizi, non è un fenomeno casuale ma il frutto di una congiuntura economica precisa. Alla base ci sono i rincari esponenziali delle materie prime: il prezzo del cacao ha superato i 10.000 dollari per tonnellata, segnando un incremento del 300% rispetto al 2021, mentre quello del burro è aumentato dell'83% su base annua. A questi si sommano i costi energetici, saliti del 77% in cinque anni, e la dinamica di una domanda che, per prodotti considerati irrinunciabili sulle tavole delle feste, rimane poco elastica nonostante gli aumenti. L'Osservatorio dei Consumi di Federconsumatori ha calcolato rincari medi dell'8.1% per il 2025, con punte del +14% per i panettoni speciali e del +12% per quelli senza glutine, cifre che si sommano a una crescita già sostenuta nei due anni precedenti.

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