Il car sharing flop si fa da parte, arriva Niulinx e la scommessa (italiana) della guida autonoma
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Redazione Economia
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Il modello cosiddetto “free floating” del car sharing, quello che prometteva libertà assoluta – prelevare e lasciare l’auto ovunque, senza obblighi di stazione dedicata – ha mostrato i suoi limiti in modo piuttosto netto sulle strade italiane. A decretarne il lento, inesorabile declino hanno contribuito fattori molteplici: una crisi operativa cronica, costi di gestione lievitati ben oltre le previsioni, un parco auto soggetto a frequenti atti vandalici e furti, senza dimenticare la chiusura ormai annunciata di servizi ormai storici in diverse metropoli. Eppure, contro ogni aspettativa, il panorama della mobilità urbana non sembra volersi arrendere. Anzi, proprio sulle macerie di quel modello tradizionale si osserva un fermento inaspettato, trainato da nuovi operatori che puntano tutto su un’altra frontiera tecnologica.
L’auto arriva (e parcheggia) da sola: la promessa del robo-sharing
Tra questi, Niulinx rappresenta forse la scommessa più audace. Forte di tecnologie legate alla guida autonoma e a sistemi di gestione intelligente, l’azienda sta cercando di ridisegnare il futuro dell’auto condivisa, laddove il passato ha fallito. La promessa – e qui sta l’elemento di discontinuità radicale – è che entro tre anni, attraverso un’app non dissimile da quelle di Uber o MyTaxi, potremo chiamare un’auto direttamente da casa. Lei, nel giro di pochi minuti, arriverà da sola, senza nessuno al volante. Ci saliremo, la guideremo fino alla destinazione voluta e, una volta scesi, proseguirà in autonomia: a parcheggiarsi, a prendere un altro cliente o a ricaricarsi a una colonnina. Niente più ricerche snervanti dell’auto parcheggiata a chissà dove: sarà il veicolo a venire da noi, non il contrario.
Un campione europeo nato dal Politecnico: 38 milioni di euro per la sfida autonoma
L’Italia, insomma, entra con determinazione nella corsa globale alla mobilità autonoma, e lo fa con un’operazione finanziaria di tutto rispetto. Niulinx, spin-off del Politecnico di Milano interamente dedicato allo sviluppo della guida autonoma, ha appena chiuso un round di finanziamento record da 38 milioni di euro, il più consistente investimento italiano nel settore. A fare da traino ci sono A2A e CDP Venture Capital, ciascuno con un ticket da 10 milioni, ma non sono soli. All’operazione hanno partecipato infatti anche AFL, Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, Pirelli, VC Partners SGR, il MOST – Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile, la Fondazione ICO Falck e una serie di investitori individuali dal profilo internazionale. Una platea che dice molto della fiducia riposta in questa tecnologia, nonostante gli scetticismi ancora diffusi.
Abbiamo provato il prototipo (su strada chiusa): telecamere, lidar e decisioni in tempo reale
La prova concreta, per quanto ancora circoscritta, è già stata fatta. Abbiamo avuto modo di provare il prototipo di un’auto a guida autonoma, sviluppato sempre dal Politecnico di Milano, su una strada cittadina chiusa al traffico che l’ateneo utilizza per i test. Nessun dettaglio emozionale, solo i fatti. La tecnologia che la equipaggia è un insieme complesso: telecamere, lidar, Gps, attuatori. Il loro compito è trasformare i dati grezzi provenienti dai sensori in informazioni utili alla guida, un processo che avviene in frazioni di secondo. Il sistema prende decisioni in tempo reale, ottimizzando le traiettorie sulla base di vincoli fisici – la tenuta del veicolo, lo spazio di frenata – e di quelli normativi, come i limiti di velocità e la segnaletica orizzontale e verticale. Un lavoro silenzioso, quasi invisibile, che però rappresenta il cuore pulsante di quella che Niulinx promette di portare sulle nostre strade entro il prossimo triennio.




