Gli effetti dei dazi di Trump vanno oltre l’economia: il nodo è l’orologio dell’apocalisse
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Redazione Economia
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C’è un orologio, il Doomsday Clock, che dal 1947 misura simbolicamente quanto l’umanità sia vicina all’autodistruzione. Non segna ore o minuti, ma calcola – attraverso il parere di scienziati, tra cui diversi premi Nobel – quanto le scelte politiche, tecnologiche e ambientali possano accelerare il rischio di una catastrofe globale. E se le ultime mosse di Donald Trump, con l’imposizione di dazi commerciali aggressivi, sembrano appartenere alla sfera economica, il loro impatto potrebbe riverberarsi ben oltre i bilanci delle multinazionali.
A Winter Park, periferia di Orlando dove le ville lussuose dei pensionati in fuga dal nord convivono con le baracche di chi li serve, chissà se Peppuccia Rallo ha già smesso di comprare il succo d’arancia californiano o gli hamburger del Nebraska. Perché i rincari causati dai dazi, che potrebbero far lievitare i prezzi al dettaglio fino al 100%, non sono solo una questione di portafoglio. Sono un tassello di quel meccanismo più ampio che spinge l’orologio dell’apocalisse sempre più vicino alla mezzanotte.
I mercati, intanto, tremano. L’amministrazione Trump ha puntato i riflettori su Cina, Messico e Canada, ma l’effetto domino coinvolge l’intera filiera globale. Francesco Aiello, professore all’Unical, ricorda come la decisione di prorogare di 90 giorni i dazi su 150 Paesi – inizialmente previsti per il 2 aprile – abbia creato un clima di attesa carico di tensioni. "Se applicati, raddoppierebbero i costi per i consumatori statunitensi", spiega, mentre Morgan Stanley avverte delle ricadute immediate sui settori più esposti.




