Delmastro, la procura indaga sui flussi di Caroccia e il partito teme l’avviso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A tenere banco, dentro le stanze di Fratelli d’Italia, non è più solo l’imbarazzo per la leggerezza politica, ma una preoccupazione ben più concreta: l’ombra di un provvedimento giudiziario che potrebbe presto bussare alla porta del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro. La vicenda legata alla società “Le 5 Forchette Srl”, e ai suoi legami con la famiglia Caroccia, ha subito una brusca accelerazione negli ultimi giorni: gli inquirenti hanno infatti formalizzato l’iscrizione nel registro degli indagati per Mauro Caroccia e la figlia Miriam, quest’ultima diciannovenne e amministratrice unica della società che gestisce il ristorante “Bisteccheria d’Italia” a Roma. Le ipotesi di reato, formulate dalla Procura di Roma, sono quelle di intestazione fittizia di beni e riciclaggio; i magistrati stanno scandagliando l’origine dei capitali investiti dai Caroccia, cercando di tracciare i flussi finanziari che hanno alimentato la società in cui Delmastro deteneva una quota del 25 per cento.

Le omissioni e le frequentazioni: il nodo della credibilità politica

Il vero scoglio per l’esponente del governo, però, resta quello della credibilità, minata da una serie di elementi emersi nelle ultime settimane. La prima linea difensiva, messa in campo dallo stesso Delmastro, si è basata sulla presunta estraneità alle dinamiche familiari dei Caroccia: il sottosegretario aveva dichiarato di non conoscere Mauro Caroccia, figura già da tempo nota alle cronache come prestanome del clan Senese. Una versione che ha subito una dura scalfitura quando sono state pubblicate le fotografie che ritraggono i due insieme all’interno di un locale, un’immagine datata ottobre 2023 che dimostra una frequentazione ben anteriore alla costituzione della società, avvenuta nel dicembre 2024. A ciò si aggiunge la circostanza, giudicata imbarazzante anche da esponenti dello stesso partito, che la società non fosse stata inizialmente dichiarata negli obblighi di trasparenza patrimoniale; un’omissione che, secondo le ricostruzioni, avrebbe alimentato il fuoco delle polemiche nelle settimane precedenti al voto sul referendum.

L’attesa e il silenzio del vertice: un’attesa che si fa pesante

A fronte delle richieste di dimissioni avanzate dalle opposizioni, con Elly Schlein e Giuseppe Conte che hanno chiesto alla presidente del Consiglio di prendere una posizione chiara, il vertice del partito ha per ora scelto la strada del silenzio o della cautela. Giorgia Meloni, intervenuta nei giorni scorsi, ha parlato di “leggerezza”, sottolineando come non si possa parlare di contiguità mafiosa per un uomo che vive sotto scorta, ma al contempo ha evitato di chiudere definitivamente la questione. La sensazione, tra gli addetti ai lavori e nelle cronache parlamentari, è che l’esito politico della vicenda sia appeso a un filo sottile, in attesa di capire se l’inchiesta della procura resterà confinata agli aspetti finanziari dei Caroccia o se, come molti temono all’interno dello stesso partito, l’avviso di garanzia possa allargarsi fino a coinvolgere direttamente il sottosegretario. Non è un dettaglio secondario, del resto, che già da giorni esponenti di FdI, pur difendendo pubblicamente l’operato del collega, inizino a fare i conti con un sentimento diffuso di “imbarazzo”, una parola che torna con insistenza nelle ricostruzioni giornalistiche.

Il peso della “recidiva” e la tensione interna

A rendere l’aria ancora più irrespirabile per il sottosegretario è il fatto che questa non sia la sua prima traversia giudiziaria. La condanna in primo grado per rivelazione di segreto d’ufficio nel caso Cospito, seppur non definitiva, ha già rappresentato un precedente pesante; a questo si aggiungono vecchie vicende, come l’assoluzione per un episodio di presunta aggressione risalente a vent’anni fa, in cui furono contestate le modalità approssimative delle indagini. In Fratelli d’Italia, la consapevolezza che la pazienza dell’opinione pubblica e degli alleati abbia un limite è tangibile: alcuni esponenti del partito, pur con la prudenza che impone la campagna referendaria, iniziano a domandarsi quanto a lungo si possa sostenere una linea di difesa basata sulla buona fede, quando le evidenze documentali (come le foto e le omissioni) sembrano raccontare una storia diversa. L’attesa ora è per i prossimi passi della magistratura, con gli inquirenti che continuano ad analizzare i movimenti finanziari e i rapporti tra la famiglia Caroccia e il clan Senese, una vicenda giudiziaria già nota e ampiamente documentata negli atti della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma.

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