Caso Le 5 Forchette, il doppio binario delle inchieste tra Roma e Torino e l’ombra del clan Senese
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Redazione Interno
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La stessa società, ma due filoni investigativi distinti. È questo il punto centrale della vicenda che coinvolge la “Bisteccheria d’Italia” e alcuni esponenti politici legati a Fratelli d’Italia in Piemonte, una storia giudiziaria che si dipana su un doppio binario geografico e accusatorio. Da una parte, l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma, già avviata da tempo e concentrata sui flussi finanziari illeciti; dall’altra, quella aperta nelle scorse ore a Torino, che punta i riflettori sull’atto costitutivo della “Le 5 Forchette”, firmato davanti a un notaio di Biella. Due procedimenti che si muovono in parallelo, sebbene con obiettivi investigativi complementari: nella Capitale si cerca di seguire la pista del denaro sporco, mentre nel capoluogo piemontese si ipotizza – almeno per ora senza indagati formali – il reato di intestazione fittizia con la contestuale aggravante mafiosa.
L’innesco del meccanismo e il ruolo di Miriam Caroccia
Era il diciassette dicembre 2024 quando, a Biella, sei persone si riunirono per costituire ufficialmente la “Le 5 Forchette”. Tra loro figurava l’allora sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e una giovane diciottenne, Miriam Caroccia, destinata a diventare il volto legale della società che avrebbe gestito la “Bisteccheria d’Italia” alla periferia di Roma. Secondo la ricostruzione della procura capitolina, però, quello non fu un semplice passaggio burocratico: fu il punto d’innesco del reato. Dagli atti emerge l’accusa pesante secondo cui la struttura societaria sarebbe servita a “trasferire e reinvestire i proventi delle attività illecite del clan Senese”, un sodalizio camorristico radicato nella capitale. Le indagini romane, dunque, non vedono Miriam solo come una comparsa occasionale, ma come una pedina attraverso cui la malavita avrebbe tentato di ripulire capitali accumulati con droga, usura e ricettazione.
Il doppio registro accusatorio tra riciclaggio e fittizia intestazione
Mentre la Dda di Roma procede spedita con l’ipotesi di riciclaggio aggravato dal fine di agevolare l’associazione mafiosa, l’apertura del fascicolo a Torino rappresenta una sorta di cassa di risonanza investigativa. Nel capoluogo piemontese i magistrati stanno verificando le modalità di costituzione della Srl, concentrandosi su un dettaglio tutt’altro che secondario: la scelta di Biella come sede legale per un ristorante destinato a operare a Roma. La Guardia di Finanza ha ricevuto l’incarico di accertare la natura del denaro versato dai Caroccia, mentre un altro aspetto scottante riguarda le dichiarazioni patrimoniali dei soci politici. Nei giorni scorsi, è emerso che alcune partecipazioni – come quella dell’ex sottosegretario – non sarebbero state dichiarate nelle sedi istituzionali competenti, un’omissione che ha portato la Camera dei Deputati a preparare un’ammonizione formale nei confronti di Delmastro.
La polveriera politica e le cessioni delle quote
La vicenda, esplosa grazie a un’inchiesta giornalistica di metà marzo, ha rapidamente innescato un terremoto politico. Oltre a Delmastro, nella compagine societaria figuravano infatti Elena Chiorino – vicepresidente della Regione Piemonte – insieme ad altri esponenti di spicco del partito come Cristiano Franceschini e Davide Zappalà. Tutti hanno rivendicato la scelta di uscire dalla società “nel momento stesso in cui sono venuti a conoscenza della posizione del padre della giovane socia”, ovvero Mauro Caroccia, prestanome del clan poi condannato in via definitiva a quattro anni. Tuttavia, la difesa di una “leggerezza” è stata resa più complessa dalla circolazione di fotografie che ritraggono Delmastro in più occasioni all’interno del ristorante in compagnia del padre di Miriam, circostanza che getta un’ombra sulla reale estraneità ai fatti dichiarata dai diretti interessati. Mentre la premier Giorgia Meloni ha parlato di “inopportunità” ma non di reato, la procura continua a setacciare i conti, con i primi interrogatori di Mauro e Miriam Caroccia già calendarizzati per metà settimana.




