Delmastro, la bisteccheria del clan e le dimissioni che non arrivano: affari con i Senese e il rebus del certificato antimafia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’estate del 2025 scorreva placida tra i fornelli di una bisteccheria romana, quando Mauro Caroccia, oggi recluso nel carcere di Viterbo con una condanna definitiva per mafia alle spalle, impugnava il telefono per rispondere a una recensione su Tripadvisor. «Buonasera, grazie per la sua recensione (...) spero ci rivenga a trovare visto che la carne le è piaciuta ne sarei felice», scriveva l’uomo d’affari, allora ancora formalmente a capo di un locale destinato a diventare l’epicentro di un terremoto politico-giudiziario. Una conversazione virtuale, apparentemente banale, che oggi assume i contorni di un indizio in un mosaico più ampio: quello dei rapporti tra il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e la famiglia Caroccia, da anni nei radar della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma per le sue connessioni con il clan Senese.

La vicenda, venuta alla luce attraverso le ricostruzioni del Fatto Quotidiano e di Repubblica, ruota attorno alla società “Le 5 Forchette Srl”, costituita a Biella nel dicembre del 2024. Nella compagine societaria, che aveva il suo cuore operativo in via Tuscolana 452 a Roma – sede della “Bisteccheria d’Italia” – figuravano, accanto al sottosegretario Delmastro (con una quota del 25%), altri esponenti di Fratelli d’Italia: la vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino, il segretario provinciale di Biella Cristiano Franceschini e il consigliere regionale Davide Zappalà. A detenere la maggioranza assoluta, con il 50% delle quote e il ruolo di amministratore unico, era una ragazza appena diciottenne: Miriam Caroccia, figlia di Mauro.

Le schermaglie social e le ombre della Dda

La cronaca di quella risposta su Tripadvisor – in cui Caroccia si lasciava andare a precisazioni su prezzi del filetto e calici di vino – si intreccia oggi con documenti giudiziari ben più pesanti. Mauro Caroccia, infatti, sconta una pena di quattro anni per intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa, maturata nell’ambito dell’inchiesta “Affari di famiglia” che ha decapitato il clan Senese, l’organizzazione camorristica guidata da Michele Senese, detto ‘O Pazz, considerata egemone sulla Capitale. Le indagini hanno accertato come la famiglia Caroccia avesse messo a disposizione le proprie attività imprenditoriali – in particolare nel settore della ristorazione – per ripulire i proventi illeciti del sodalizio criminale.

La tempistica societaria, in questo contesto, appare cruciale. La “Le 5 Forchette Srl” viene fondata nel dicembre 2024, in una finestra temporale in cui la posizione giudiziaria di Mauro Caroccia oscillava tra un’assoluzione in appello (poi cassata) e la condanna definitiva arrivata nel gennaio 2025. È solo a seguito della sentenza della Cassazione, e dello scoppio della bufera politica, che Delmastro cede le proprie quote: prima, il 24 novembre 2025, le trasferisce alla sua società personale G&G Srl, per poi, il 27 febbraio 2026, passarle alla socia Donatella Pelle, fino all’uscita definitiva di scena il 5 marzo, quando l’intero pacchetto finisce nelle mani della giovane Miriam Caroccia.

Le parole di Conte, Travaglio e la replica del sottosegretario

A infiammare il dibattito politico, in pieno clima referendario, sono state le dichiarazioni del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. Intercettato dai cronisti davanti a Montecitorio, Conte ha invocato le dimissioni immediate del sottosegretario, sottolineando come “un sottosegretario che viene scoperto fare affari in società con un prestanome della mafia si deve dimettere un secondo dopo, non un minuto di più”. Lo stesso Conte aveva già attaccato in precedenza, ricordando la condanna in primo grado per rivelazione di segreto d’ufficio già pendente su Delmastro e chiedendosi come potesse un rappresentante del governo “essere in affari con la mafia”.

Sulla stessa linea, ma con toni più graffianti, si è espresso il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, che in un editoriale apparso il 24 marzo ha puntato il dito contro la frequentazione della “Bisteccheria d’Italia” da parte di Delmastro, il locale fondato insieme alla figlia di un imprenditore condannato per intestazione fittizia con aggravante mafiosa. Travaglio ha rilanciato le immagini che ritraggono il sottosegretario all’interno del locale, anche in compagnia del capo di gabinetto del ministero, a dimostrazione di un rapporto che Delmastro aveva tentato di ridimensionare.

La replica di Andrea Delmastro non si è fatta attendere, anche se calibrata su una linea difensiva che punta a separare la propria storia personale da quella dei Caroccia. Il sottosegretario, difendendosi a margine di eventi istituzionali, ha rivendicato la propria “storia antimafia chiara ed evidente”, sostenendo di essere uscito dalla società “nel momento in cui si scopre” chi fosse l’amministratore, aggiungendo: “Per il rigore etico e morale che mi contraddistingue su questa battaglia, mi sono tolto dalla società”. Tuttavia, a smentire la tesi della conoscenza occasionale, sono emerse fotografie che ritraggono Delmastro in compagnia di Mauro Caroccia già nell’ottobre 2023, in uno dei ristoranti della famiglia, con una didascalia che recita: “Anche lui ha scelto il vero baffo”.

La posizione di Meloni e le reazioni istituzionali

Sulla vicenda è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiamata a gestire una crisi di immagine che investe uno dei fedelissimi del partito proprio nella settimana calda del referendum sulla giustizia. Pur parlando di una “leggerezza” da parte del sottosegretario, Meloni ha respinto le accuse di connivenza, evocando piuttosto l’ipotesi di una “manina” che avrebbe orchestrato il rilascio delle notizie per danneggiare il governo in campagna elettorale. Una lettura, quella della premier, che ha scatenato le reazioni delle opposizioni: la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha replicato invitando a smettere di “gridare al complotto”, ricordando come Meloni sia “garantista solo con i suoi”.

Dal punto di vista giudiziario, la procura di Roma ha formalmente aperto un fascicolo, con Mauro e Miriam Caroccia indagati per intestazione fittizia di beni e riciclaggio. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire i flussi finanziari utilizzati per l’investimento nella “5 Forchette Srl”, analizzando i capitali con cui la famiglia Caroccia ha finanziato l’operazione. Per quanto riguarda il sottosegretario Delmastro, al momento non risultano ipotesi di reato a suo carico, ma la sua posizione è al vaglio dell’opinione pubblica e, nelle intenzioni delle opposizioni, presto anche della Commissione parlamentare Antimafia, che ha già annunciato l’intenzione di procedere con audizioni e richieste di atti per fare piena luce sui rapporti d’affari tra gli esponenti di Fratelli d’Italia e il clan Senese.

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