Il sottosegretario, la figlia del prestanome e le cene romane: l’inchiesta che scuote il governo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Roma ha messo sotto la lente d’ingrandimento i rapporti che legano il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, alla famiglia Caroccia, un nome che negli atti giudiziari della Capitale ricorre da anni associato al clan camorristico dei Senese. Al centro del fascicolo, aperto a vario Titolo per ipotesi di reato che spaziano dall’intestazione fittizia di beni al riciclaggio, finisce la gestione di un ristorante romano, la “Bisteccheria d’Italia” in via Tuscolana, e la compagine societaria che vi sta dietro. Gli inquirenti stanno cercando di fare chiarezza su un intreccio di affari che ha visto, fino a pochissime settimane fa, il parlamentare di Fratelli d’Italia in società con Miriam Caroccia, all’epoca appena diciottenne e ritenuta dagli investigatori – data l’età – un mero prestanome del padre, Mauro.

L’intreccio societario e il tempismo delle cessioni

La società, una Srl dal nome “Le 5 Forchette”, viene costituita nel dicembre del 2024 davanti a un notaio di Biella, territorio di origine del sottosegretario. Oltre a Delmastro, che detiene il 25 per cento delle quote, nella compagine compaiono altri esponenti di Fratelli d’Italia, tra cui la vicepresidente del Piemonte Elena Chiorino, il consigliere regionale Davide Zappalà e l’assessore biellese Cristiano Franceschini. Il controllo effettivo, però, è nelle mani della giovanissima Miriam Caroccia, che ricopre il ruolo di amministratore unico e detiene il 50 per cento del pacchetto azionario. Ciò che ha attirato l’attenzione della magistratura, e che sta alimentando il clamore politico, è il profilo del padre di lei: Mauro Caroccia, imprenditore romano già finito nell’inchiesta “Affari di famiglia” della Dda, condannato in via definitiva lo scorso 19 febbraio a quattro anni di reclusione per essere stato il prestanome del boss Michele Senese, detto ‘o Pazz. La cronologia dei passaggi di proprietà, ricostruita dagli atti, appare significativa: il sottosegretario trasferisce le sue quote a una società a lui riconducibile (la G&G Srl) nel novembre del 2025, per poi cederle definitivamente alla socia Pelle soltanto otto giorni dopo il passaggio in giudicato della condanna di Caroccia. Una tempistica che, agli occhi degli inquirenti, potrebbe rivelare la consapevolezza della reale titolarità dell’attività.

Le immagini che complicano il quadro difensivo

La difesa di Delmastro si basa su un assunto chiaro: la separazione immediata non appena scoperto che la giovane socia fosse “la figlia di” un soggetto legato alla criminalità organizzata. Tuttavia, il materiale fotografico emerso in queste ore sembra contraddire la narrazione di un coinvolgimento inconsapevole. A una prima foto, che ritraeva il sottosegretario abbracciato a Mauro Caroccia all’interno di uno dei locali della famiglia, se ne sono aggiunte altre. Tra queste, uno scatto che immortala Delmastro a cena, sigaretta in bocca ed espressione rilassata, insieme a Giusi Bartolozzi – all’epoca dei fatti capo di gabinetto del Ministero della Giustizia – e ad altri cinque alti dirigenti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) e di via Arenula. Le immagini, datate, suggeriscono un’assiduità di frequentazioni che prescinde dalla mera formalità societaria. La scelta del locale, in quelle occasioni, veniva indicata proprio da Delmastro, che in quanto socio dell’esercizio aveva tutto l’interesse a promuoverlo tra i colleghi del dicastero.

Scricchiolii nella maggioranza e l’ombra del conflitto di interessi

Mentre la procura approfondisce i profili patrimoniali e la possibilità che dietro la Srl si celasse una intestazione fittizia finalizzata a schermare il reale titolare dell’attività, sul fronte politico il caso sta provocando le prime tensioni nella coalizione di governo. La Lega, dopo un iniziale silenzio, ha iniziato a utilizzare il termine “opportunità politica”, riecheggiando il linguaggio che Fratelli d’Italia usò in passato per chiedere le dimissioni di altri esponenti dell’esecutivo in situazioni di imbarazzo. All’interno dello stesso partito del sottosegretario, si registrano malumori: alcuni esponenti, pur riconoscendo che Delmastro non risulta indagato in questo specifico filone, ne stigmatizzano la “leggerezza” nel gestire affari privati mentre ricopre un incarico istituzionale di primo piano. A ciò si aggiunge la sollevazione delle opposizioni, che hanno già annunciato l’intenzione di portare il caso in commissione Antimafia, chiedendo l’acquisizione di tutti gli atti relativi ai rapporti tra i politici piemontesi e il clan Senese. Sullo sfondo, rimane la questione della mancata comunicazione all’Antitrust delle variazioni patrimoniali legate alla creazione della società G&G, un aspetto che, secondo alcuni giuristi, potrebbe configurare una violazione delle norme sul conflitto di interessi per un membro del governo.

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