Geox scommette ancora sulla “scarpa che respira” e lancia il sandalo climático

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Ci sono voluti piú di trent’anni, ma alla fine Geox ha deciso di tornare a quel preciso istante di creatività industriale che, nei primi anni Novanta, portò Mario Moretti Polegato a forare la suola di una scarpa da trekking per far uscire il vapore acqueo.

Oggi, con l’estate 2026 alle porte e le colonnine di mercurio che schizzano già verso i trentacinque gradi a Milano, l’azienda veneta rilancia la stessa scommessa – l’innovazione radicale di un prodotto di massa – spostando l’attenzione dalle sneakers al sandalo, una calzatura che, complice il caldo record, rappresenta ormai il sessanta per cento degli acquisti nella stagione estiva.

Un meccanismo analogico per un problema moderno

Il nuovo arrivo si chiama Climasandal, e il nome – è bene dirlo subito – non nasconde nulla: dietro quella parola composita c’è un brevetto depositato in tutto il mondo che Geox definisce “Ventilated Cushioning System”. A differenza di tante promesse tecnologiche infilate nelle suole, qui non ci sono batterie, né sensori, né connessioni bluetooth; l’invenzione, spiegano dall’azienda, è puramente meccanica e sfrutta il movimento naturale della camminata.

Sotto il tallone, all’interno del sottopiede, è stato inserito un cuscinetto-che-pompa – una specie di vescica morbida – che a ogni passo si comprime, spingendo l’aria attraverso una rete di microcanali fino alla base delle dita, dove fuoriesce da piccoli fori. Piú si cammina velocemente, maggiore è il flusso; una sorta di aria condizionata passiva che, promettono in azienda, restituisce una sensazione di freschezza continua e “non invasiva”.

L’estate che cambia le regole del consumo

La presentazione ufficiale è avvenuta a Milano nei primi giorni di giugno, e il contesto non è affatto casuale: le estati, ormai da diversi anni, non sono piú quelle di una volta, con ondate di calore che si prolungano ben oltre la fine di agosto e condizionano persino lo svolgimento delle competizioni sportive (tanto che, ricorda Polegato, gli organizzatori di gare di corsa sono costretti a programmare partenze all’alba).

È stato osservando questo cambiamento climatico – e il comportamento del piedi durante le passeggiate sotto il sole – che i tecnici di Montebelluna hanno deciso di concentrare le loro risorse su un segmento di mercato storicamente considerato “basso” dal punto di vista dell’innovazione. Nessuno, fino a oggi, aveva seriamente pensato di rendere “attivo” un sandalo; Geox ci ha provato, e lo ha fatto in cinque mesi, un tempo da record per un progetto di questo tipo.

Numeri, negozi e la scommessa sui giovani innovatori

Il lancio, va detto, non è stato planetario fin dal primo giorno. L’azienda ha scelto una strategia prudente: tredicimila paia (secondo altre fonti si parla di circa ventimila) sono state distribuite in una selezione ristretta di negozi in mercati chiave come Italia, Francia, Spagna e Medio Oriente, per testare la reazione del pubblico prima di un’espansione piú massiccia prevista per la primavera-estate 2027. I modelli sono tre: uno per uomo, due per donna, con prezzi che si aggirano tra i 99 e i 119 euro.

Ma al di là dei numeri, quello che Moretti Polegato ha voluto sottolineare durante la presentazione milanese è l’aspetto “formativo” dell’operazione: il Climasandal, ha spiegato, è nato dal lavoro di una squadra interna di giovani che l’azienda ha formato direttamente, insegnando loro “a distinguere ciò che è essenziale da ciò che è superfluo”. Un modo, questo, per ribadire un concetto che il fondatore ripete ormai da anni: l’Italia non è solo moda, ma anche invenzioni, e senza cultura del brevetto – né senza un vero e proprio sostegno alla ricerca – si rischia di rimanere indietro.

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