La volta buona, il dolore e le incomprensioni dei Carrisi invadono il pomeriggio di Rai1

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La macchina del racconto popolare non si ferma mai, specie quando a muoverne gli ingranaggi ci sono ferite mai rimarginate e vecchie glorie della musica leggera; ne sa qualcosa Caterina Balivo, che nell’edizione del 4 e 5 maggio de “La volta buona” ha letteralmente dovuto fare gli straordinari per gestire il peso specifico della saga familiare più tormentata dello spettacolo italiano. Quella che lega a doppio filo, nonostante un divorzio ormai ventennale, Al Bano Carrisi e Romina Power, la cui separazione – a differenza di altre più “moderne” come quella tra Totti e Blasi – continua a generare un’attenzione quasi morbosa da parte del pubblico, il quale ancora oggi fatica ad accettare l’impossibilità di una pace tra i due ex coniugi. La puntata di lunedì 4 maggio, in particolare, ha preso le mosse da una lettera storica del 1999, scritta dal cantante a un quotidiano, nella quale quest’ultimo confessava di aver “perso agli occhi di lei la propria infallibilità”, un passo indietro che la conduttrice ha voluto leggere integralmente in studio dopo aver interrotto le interpretazioni piuttosto personali di un opinionista.

Il “pilastro” mancante e la difesa pubblica di Jasmine

Se il lunedì si era incentrato su un’analisi quasi giudiziaria delle reciproche accuse (con tanto di pagelle che hanno assegnato un cinque alla conduzione del dibattito, giudicato troppo sbilanciato a favore di Al Bano), il martedì 5 maggio è stato il giorno della resa dei conti emotiva e generazionale. In quella circostanza, è stata Jasmine Carrisi, la figlia di Al Bano e Loredana Lecciso, a sedersi sul celebre divanetto rosso per rispondere punto su punto alle recenti dichiarazioni di Romina Power, apparse nell’intervista a “Belve”. A differenza del fratellastro Yari o della sorellastra Cristel – quest’ultima autrice di un post social piuttosto caustico in cui parlava di narcisismo ferito – Jasmine ha scelto la via del contraddittorio televisivo diretto, spiegando con un filo di voce emozionata di aver visto il padre “vulnerabile” per la prima volta nella sua vita. Romina, lo ricordiamo, aveva sostenuto che dopo la scomparsa della figlia Ylenia (avvenuta nel lontano 1994) Al Bano non era stato il “pilastro” di sostegno che lei sperava, gettandola in una solitudine devastante; una versione che il cantante ha definito “un accanimento” durante la sua ospitata a “Domenica In”.

Nel salotto della Balivo, la giovane Jasmine ha ribaltato la prospettiva: se Romina non ha trovato un appoggio nel padre di sua figlia, sostiene la ragazza, è probabile che in quel momento anche lui stesse vivendo lo stesso identico crollo emotivo, e quindi “non è giusto addossare a lui tutte le colpe”. La ventiquattrenne ha ammesso che lo sfogo pubblico del padre, che l’ha vista commuoversi fino alle lacrime, è stato “liberatorio”, un modo per togliersi quei “sassolini dalla scarpa” che ormai pesavano come macigni. A fare da contraltare a questa difesa accorata, in queste stesse puntate, c’è stato anche un altro racconto di assenza e perdita: quello di Ambra Orfei, che ha ripercorso la tragica morte del marito Gabriele Piemonti (colto da un infarto improvviso durante il pranzo di Natale), aggiungendo un tassello di cronaca nera e privata a un programma che ormai miscela sapientemente intrattenimento e confessioni intime.

La spaccatura generazionale sui social e in tv

Mentre la “prima linea” del dibattito vedeva schierati i figli della Lecciso, la “seconda linea” – rappresentata da Cristel Carrisi – spostava la guerra sul campo minato dei social network. E qui il contrasto con la moderazione della sorellastra Jasmine è risultato evidentissimo: se Jasmine cerca di ricucire parlando di “dolore condiviso”, Cristel, invece, ha alimentato la polemica con messaggi diretti, rispondendo di fatto alle difese del padre con l’accusa di vittimismo. La Balivo, da abile regista di questo teatrino mediatico, ha lasciato che le immagini e le dichiarazioni scorressero, commentando insieme alla sua giuria il divario generazionale: da un lato i figli che vogliono proteggere l’immagine paterna, dall’altro quelli che rivendicano il punto di vista materno, con Yari che si limita a pubblicare vecchie foto nostalgiche dei genitori insieme, quasi a rimpiangere un’unità ormai perduta.

Nonostante il clima a tratti incandescente (la stessa Balivo ha dovuto più volte interrompere voli pindarici dei suoi opinionisti che generalizzavano sui ruoli di genere nella gestione del lutto), “La volta buona” ha tenuto banco per oltre centoquaranta minuti nelle scorse giornate, confermandosi come il contenitore ideale per queste “querelle di costume”. La musica, gli amori del passato e le famiglie allargate si intrecciano in un racconto che non trova mai una parola fine; Al Bano e Romina, ormai divisi in due fazioni contrapposte, continuano a parlarsi attraverso monitor e interviste, lasciando che i rispettivi figli facciano da scudo umano in prima serata o nel pomeriggio della Rai.

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