A Biella, dopo l’adunata degli alpini, i panini invenduti finiscono alla Caritas
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Redazione Interno
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L’adunata nazionale degli alpini, che ha trasformato Biella in un brulicare di "penne nere" tra il 9 e l’11 maggio, non ha lasciato solo ricordi e allegria, ma anche qualche inevitabile strascico. Tra le vie del centro, dove la folla si è concentrata per gran parte dei pasti, alcuni locali delle zone meno centrali si sono ritrovati con scorte di panini invenduti. Rosalba Gaudelli, titolare del bar Malibù in via Dante, ha spiegato di aver preparato molto più cibo del necessario, aspettandosi un afflusso maggiore: «Lunedì mi sono trovata con tantissimi panini e non sapevo cosa farmene». La soluzione, però, è arrivata in fretta: donarli alla Caritas, evitando sprechi e aiutando chi ne ha bisogno.
L’evento, giunto alla 96ª edizione, ha richiamato in città circa centomila alpini, tra cui delegazioni da Recanati, Castelfidardo e Luino, mettendo a dura prova l’organizzazione locale. La sfilata, momento clou della tre giorni, ha visto sfilare reparti da Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta prima del corteo dei biellesi. Tra le storie che hanno animato l’adunata, spicca quella di un gruppo accampato con un camper Moncayo in via Sant’Eusebio, simbolo di quel legame che resiste «più dell’inox», come qualcuno lo ha definito.




