L'omicidio di Totò Bellocco, rampollo di uno dei più importanti clan 'ndranghetisti di Milano, ha scosso il mondo del tifo organizzato dell'Inter

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Bellocco, 36 anni, è stato ucciso a coltellate in macchina fuori dalla palestra Testudo a Cernusco sul Naviglio da Andrea Beretta, 49 anni, ex capo ultrà dell'Inter. La dinamica dell'omicidio è ancora avvolta nel mistero, con Beretta che sostiene di aver agito per legittima difesa.

Le indagini dei carabinieri stanno mettendo in dubbio la versione di Beretta, che durante l'interrogatorio ha dichiarato di non avere avuto alternativa. La sua testimonianza è stata resa subito dopo un'operazione per estrargli dal fianco sinistro il proiettile che l'ha colpito all'anca. Beretta ha parlato di un ambiente pericoloso, quello della Curva Nord di San Siro, dove il tifo organizzato è spesso legato a personaggi di dubbia moralità.

La Curva Nord dell'Inter non è mai stata un luogo per gente per bene. Fin dalla sua nascita, il tifo organizzato delle due sponde, soprattutto quella interista, è stato caratterizzato dalla presenza di pregiudicati e violenti. Già nel 1988, una delle prime inchieste per omicidio sui capiclan dei Boys nerazzurri portò alla luce un sottobosco di criminalità.

Andrea Beretta e Antonio Bellocco erano amici inseparabili, uniti dalla passione per l'Inter. Tuttavia, la loro amicizia era anche legata a interessi criminali. Beretta, noto picchiatore e capo della Curva Nord, era stato bandito per 10 anni da tutti gli stadi e aveva legami con Roberto Manno, esponente della 'ndrangheta di Pioltello

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