Il bluff del «Cartel de los Soles» e il processo a Maduro tra lawfare e colpo di Stato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La principale accusa, quella che attribuiva al «Cartel de los Soles» i connotati di un'organizzazione criminale vera e propria, è stata ritirata. Un ritiro che, stando alle carte della procura del distretto meridionale di New York, priva l’impianto accusatorio di uno dei suoi pilastri fondamentali. Le altre imputazioni, che includono narcotraffico e associazione a delinquere, restano in piedi, mentre l’ipotesi di un cartello strutturato e gerarchico si sgretola sotto il peso delle evidenze processuali. Questo sviluppo giudiziario, di per sé tecnico, acquista una rilevanza straordinaria se letto alla luce degli eventi che hanno portato l’ex presidente venezuelano, insieme alla moglie Cilia Flores, a sedere sul banco degli imputati in una corte statunitense.

L'operazione "Absolute Resolve" e la cattura

Un’aggressione militare, voluta direttamente dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha preceduto l’apertura del processo. Nella notte del 3 gennaio scorso, infatti, raid aerei hanno colpito obiettivi a Caracas e nella base aerea di Barquisimeto, in un’operazione denominata "Absolute Resolve" il cui esplicito scopo era la cattura di Nicolás Maduro e della first lady. Un’azione, questa, che configura un atto di forza senza dichiarazione di guerra, la quale ha violato palesemente il diritto internazionale e la sovranità nazionale venezuelana, producendo di fatto un cambio di governo attraverso un intervento armato.

Il giudice Hellerstein e il nuovo scenario processuale

A guidare le prime fasi di un procedimento senza precedenti è il giudice federale Alvin Hellerstein, novantaduenne magistrato del tribunale del distretto meridionale di New York, il quale ha tenuto la prima udienza il 5 gennaio. La sua figura, centrale nel mosaico giudiziario che si sta componendo, si trova a dover amministrare un caso nato non da un’estradizione ma da un’operazione militare. Una circostanza che solleva interrogativi profondi sulla natura stessa del processo, il quale sembra fondersi con una strategia di "lawfare", ossia l’uso strumentale del sistema giudiziario per ottenere obiettivi geopolitici.

La ridefinizione della sovranità attraverso il diritto

Come sottolineato da analisi come quella del professor Maurizio Petrocchi, l’intera vicenda venezuelana rappresenta un capitolo nuovo nella storia delle relazioni internazionali. Dietro la retorica ufficiale della lotta al narcotraffico, che peraltro si è indebolita con il ritiro dell’accusa sul cartello, si profila una strategia che utilizza la forza militare e il sistema legale in modo sinergico. Questo approccio ridefinisce i concetti tradizionali di sovranità e di conflitto, spostando parte del confronto dalle tradizionali arene diplomatiche o belliche a quelle forensi, dove le sentenze possono ratificare situazioni create con la forza delle armi.

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